Quand’è che Letta, Alfano o Renzi parleranno della vergognosa evasione fiscale?
La notizia, quella notizia che tutti gli anni mi fa venire il mal di fegato, il dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia l’ha diffusa tre giorni fa. Mi sono detto: aspettiamo e vediamo come reagiscono le istituzioni (dal presidente Napolitano al premier Letta, dal vicepremier Alfano al prode Renzi, sindaco di Firenze nonché portatore sano di nuove idee per una politica migliore) al solito schiaffo che una ben nutrita fetta della nostra società sferra a mano aperta contro tanta altra gente che popola il nostro Paese.
Mi sono detto: guardiamo il giovane Letta e compagnia bella cosa hanno da dire a proposito delle dichiarazioni dei redditi di impresa o di lavoro autonomo degli studi di settore (dichiarazioni del 2012, anno di imposta 2011) fornite dal ministero.
Dichiarazioni che, come si sarà già capito, prendono anche quest’anno per i fondelli milioni di italiani onesti che pagano le tasse fino all’ultimo centesimo. Dichiarazioni che, in tempi di gravissima crisi come sono questi, risultano ancora più offensive nei confronti del comune sentire.
Inutile stare a girarci tanto intorno perché le cifre dichiarate da questi falsi nullatenenti ormai le conoscono quasi tutti, perché ogni anno si ripete la vergogna. I redditi di varie categorie, dai parrucchieri ai titolari di bar, dai tassisti ai concessionari di auto, dalle tintorie e lavanderie alle macellerie, dai noleggi di autovetture ai gioiellieri, dai bar e gelaterie ai negozi di giocattoli, oscillano dai 5.800 euro ai 17.800 euro annui. Roba da non credere, roba da far inviperire.
Insomma una barzelletta bella e buona che ogni anno ci viene propinata e che ogni anno nel giro di poco finisce nel dimenticatoio. Anzi, voglio dire che quest’anno, alcuni media non hanno neppure dato rilievo alla vicenda come se ormai, quella della sfacciata evasione, della delinquenza fiscale frequentata allegramente da milioni di nostri connazionali, fosse come data per acquisita, scontata e quindi neanche degna di nota.
Ma la cosa più grave, secondo me, è come neppure i rappresentanti più autorevoli delle istituzioni abbiano speso qualche parola sull’argomento che offende.
Certo, ci sono gli argomenti che ora sono più impellenti, come l’inventarsi un lavoro per i giovani, la vicenda del porcellum o del mattarellum (per i distratti, si parla del nuovo sistema elettorale) la rimessa in discussione della riforma Fornero, si è dibattuto sul taglio del finanziamento pubblico ai partiti e perfino della sobrietà con cui si è svolta la parata del 2 giugno.
Tutto giusto e sacrosanto: ma è possibile mai che nessuno dei protagonisti della nostra vita politica (a meno che non mi sia clamorosamente distratto) si sia sentito in dovere di affrontare il problema della clamorosa evasione fiscale e si sia impegnato pubblicamente a combattere con la massima decisione questa piaga della nostra società?
Si dice che l’evasione fiscale nel nostro Paese ammonti a 120-150 miliardi di euro l’anno. Si dice sempre che se tutti pagassero le tasse potrebbero pagare meno quelli che le pagano in maniera spropositata. Si dice che se tutti in Italia pagassero (o avessero pagato) le tasse la crisi non sarebbe così grave come si mostra invece adesso. Si dice che se tutti pagassero (avessero pagato) le tasse il bilancio dello Stato non sarebbe così disastrato.
Si dice che il nostro Paese sia il paradiso degli evasori fiscali. Si dice e si ridice. Ma evidentemente i nostri politici sono tutti sordi, non solo quelli che hanno una certa età ma anche quelli assurti da poco alla grande ribalta, pieni di forze e di energie. Tanto sordi da non spendere neanche una parolina contro quei ladri che, non pagando le tasse, rubano a tutti gli altri italiani.
