Escort e dintorni: chi ce l’ha con Firenze e (soprattutto) col sindaco Renzi?
Una città, Firenze, in cui in questo momento non si parla d’altro che dello scandalo delle escort che avevano eletto a base del loro lavoro uno degli alberghi più conosciuti dei lungarni (insieme ad un altro meno conosciuto). Una città, Firenze, in cui non si parla che dei clienti di queste escort. E vai col totonomi nel più classico degli stili, cioè quello del “in do cojo cojo”: gioiellieri, avvocati, ricchi commercianti, dottori, giornalisti a quanto si dice. Chissà se nell’elenco c’è anche qualche impiegato e qualche precario.
Per ora, come si sa, la magistratura ha indagato quattordici persone per reati legati alla prostituzione. Fra i tanti, personaggio di spicco della vicenda è una ragazza rumena, subito ribattezzata l’Ape Regina, che da anni è amica (solo amica si dice) di quello che fino all’altro giorno era il braccio destro del sindaco Renzi, l’assessore alla mobilità Massimo Mattei. Il quale, proprio in concomitanza con lo scoppio dello scandalo, si è dimesso dall’incarico per motivi, reali, di salute.
Le indagini vanno avanti e dalle intercettazioni si scopre che la rumena di cui sopra ha avuto anche un infuocato rapporto sessuale all’interno di una sede distaccata del Comune, con un funzionario già collaboratore dello stesso Mattei.
Il sindaco Renzi per ora si è limitato a dire: “Non voglio commentare, in procura c’è gente seria, nulla ci è stato comunicato. Allo stato sembra che siamo parte lesa perché è saltata fuori una storia laterale e antipatica, cioè che gli alberghi non avrebbero pagato al Comune la tassa di soggiorno. Il resto lo vedremo. Fatto sta che andrà chiarito se l’episodio di cui si parla da giorni sia avvenuto in orario di lavoro e se un ufficio amministrativo sia diventato o meno un’alcova di piaceri”.
Renzi, insomma, almeno per il momento sembra stare alla finestra ad osservare quali saranno gli sviluppi di quello che è già stato definito il “bunga bunga” fiorentino.
Ma se io fossi il sindaco di Firenze non starei per niente tranquillo.
Perché al di là delle legittime e professionali attenzioni che i giornali locali riservano alla vicenda, mi sembra (e non soltanto a me, come captato in tante conversazioni) che vari altri media si stiano attrezzando, con ingenti mezzi a disposizione, a trasformare un banale fatto di cronaca (com’è al momento quello di cui si parla) in un’indagine sullo stato sociale di una comunità. E cioè che qualcuno voglia andare oltre alla vicenda dell’ape regina o delle escort da cento euro e buttarla in politica. Che si tenti cioè di gettare melma su una città intera e magari su chi la governa.
Ma guarda tu che notizia clamorosa: in qualche albergo di Firenze c’è un giro di escort, magari a Firenze c’è anche qualche trans, e aggiungiamoci pure che magari da qualche parte gira un po’ di droga. Davvero una cosa clamorosa, anzi comica.
Perché di escort è pieno il mondo (basta andare a ripassarsi la storia delle olgettine foraggiate da Berlusconi) e di escort sono (spesso) pieni gli alberghi. Basta andare in qualche amena località con annesse case da gioco o rilassanti Spa. E la droga? Vogliamo far finta che in ridenti cittadine vacanziere non giri ogni tipo di droga? Su, non scherziamo.
E allora perché tutti questi riflettori accesi su un banale fatto di cronaca comune a chissà quanti altre città italiane?
Perché, secondo me (e tanti altri) a Firenze c’è un giovane e scalpitante sindaco che si chiama Matteo Renzi. Giovane e con un’idea tutta nuova di fare politica. Giovane e con un’idea fissa e martellante: mandare a casa una bella fetta della nostra classe politica. Un’epurazione, come è stato spiegato più volte, non anagrafica, ma di idee. A casa chi non ha più niente da dare a questo Paese, a casa chi con trent’anni di frequentazioni parlamentari ha contribuito a ridurre il Paese nello stato in cui si trova adesso. A casa chi, senza più energia o voglia di fare, potrebbe trovarsi benissimo a frequentare giardinetti e nipotini.
Si sarà capito, visto il personaggio, che Renzi, gran trascinatore di folle e raduni vari, non può essere amato dall’establishment. Né dal “disordine” costituito del suo partito, il Pd, e neppure da quello del centrodestra, perché se davvero Renzi dovesse presentarsi come premier alle prossimo elezioni allora Berlusconi e i suoi potrebbero davvero mettersi l’animo in pace per qualche annetto.
Insomma Renzi è un personaggio scomodo e non amato non solo dagli avversari, ma neppure da tantissimi dei “suoi”. E perché allora, avrà pensato qualcuno, non approfittare di qualche piccolo scivolone di qualcuno che gli è vicino, per sollevare un polverone in cui coinvolgere anche il suo modo di governare? Perché non cogliere al balzo quest’inchiesta a luci rosse e rimettere in discussione rapporti di forza e di fiducia?
Pensate un po’: in questi giorni Renzi si sta scontrando con altri rappresentanti del suo partito per le regole delle prossime primarie, il congresso del Pd, forse decisivo per il futuro del partito ridotto a centinaia (centouno?) di personalismi, dovrebbe svolgersi entro la fine dell’anno, il prossimo anno si svolgono a Firenze le elezioni per il nuovo sindaco, fra un anno e mezzo potrebbero esserci le prossime elezioni politiche.
Quanti personaggi del nostro mondo politico potrebbero gioire davanti a qualche imprevisto scivolone (pur estraneo ad ogni inchiesta) o appannamento d’immagine del nostro intrepido rottamatore?
A pensare male si fa peccato, diceva il beneamato custode di tutti i segreti italiani appena scomparso, ma qualche volta ci si azzecca. Vediamo. Basta saper aspettare e osservare tutto con occhi diversi.
