Salviamo il soldato Miccoli dalla sua ignoranza e dalle cattive amicizie
Premessa: penso che i giudici Falcone, Borsellino e il generale Dalla Chiesa siano veri eroi di una Repubblica dove, per superficialità o comodità, fra poco saranno definiti eroi anche quelli che aiutano le vecchiette ad attraversare la strada sulle strisce. Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa, veri eroi della lotta contro la mafia e contro l’eversione, lasciati soli dallo Stato in un campo minato perché la morte arrivasse prima.
Ciò detto, voglio anche dire che non sopporto la gogna mediatica cui viene sottoposto in queste ore Fabrizio Miccoli, giocatore di calcio, ex capitano del Palermo, sospeso o licenziato dalla squadra (non ho capito bene) per aver definito Falcone “fango” in una intercettazione col figlio del boss di un quartiere di Palermo.
Miccoli (che pure è indagato per essersi rivolto al figlio del boss della Kalsa per recuperare un credito) poche ore fa in una drammatica conferenza stampa, dopo un lungo interrogatorio da parte della procura di Palermo, ha pianto ed ha chiesto scusa a tutti, a cominciare dalla sorella del giudice Falcone, dicendo di aver sbagliato ad usare quell’espressione nei confronti del giudice ucciso a Capaci, di non essere un mafioso, di essere contro la mafia e di volerlo dimostrare. Aggiungendo una frase che forse può racchiudere una bella fetta di vita: “Ho frequentato tutti pensando che mi potessero dare vera amicizia, ho sbagliato”.
Ecco il vero problema del ragazzo del Sud (ma succede anche ai ragazzi del Nord): il problema di quei ragazzi che proiettati nel mondo dorato dei miliardari solo perché sanno giocare al calcio, non sanno più distinguere la realtà dalla fiction, non sanno più distinguere il lecito e l’illecito delle loro azioni, non sanno più distinguere vere amicizie da quelle di comodo.
Non penso che Miccoli, che molti nel mondo del calcio considerano il Romario del Salento, sia un delinquente. Penso piuttosto che Miccoli sia un giovane ignorante (nel senso che ignora), che nel turbinio della dolce vita che ha avuto modo di assaporare, non si sia reso conto di ciò che stava facendo o dicendo. Penso che Miccoli, se veramente volesse essere perdonato da tutti, da oggi in poi dovrebbe dedicare diverse ore del suo vivere quotidiano a pulire i vecchi di qualche casa di cura palermitana, ad aiutare i senza tetto, a dare una mano a tanti disperati della nostra società.
Spero solo che Miccoli, sposato con figli, che forse non sa nulla né di Falcone, né di Borsellino o del generale Dalla Chiesa, possa avere ancora un padre capace di assestargli un paio di schiaffi ben dati seguiti da parole tipo “sei un cretino, un imbecille, studia, informati, il gioco del calcio non è tutto nella vita”.
Spero tutto questo. Però non condanniamo in via definitiva questo ragazzo del Sud che sembra non aver capito niente della vita.
Aspettiamo che la giustizia faccia il suo corso, guardiamo cosa deciderà la giustizia penale e quella sportiva. Teniamo presente che Miccoli ha detto una cosa insopportabile ma che per ora non è stato condannato da nessun tribunale.
Insomma, cerchiamo di salvare il soldato Miccoli dalla sua ignoranza e dalle sue cattive amicizie. Diamogli la possibilità, non emarginandolo, di capire tutti i suoi errori.
Diamogli un’altra possibilità. Diamo la possibilità anche a lui, che ancora non è stato condannato da nessun tribunale, di poter un giorno fieramente varcare la soglia del Quirinale come campione di calcio per esser ricevuto dal Presidente della Repubblica. Proprio come è successo, mentre Miccoli piangeva davanti alle telecamere, ad un ex premier pluricondannato (o in primo o in secondo grado) per reati vari. Ma si sa, Miccoli è solo uno sportivo ignorante, un altro è un politico miliardario.
Miccoli ha sbagliato e ha chiesto scusa agli italiani. Altri, che pure hanno definito “eroe” un vero mafioso condannato per omicidio, non lo hanno mai fatto.
