L'Italia sulla luna

Pd lacerato tra congresso, primarie e candidature: lo sfinimento continua

Domanda da pochissimi euro: per quanto tempo ancora il Pd e i suoi dirigenti romperanno le scatole all’Italia intera col dibattito sul congresso, sulle primarie, sulle regole delle primarie, sul tipo di primarie, sulla domanda esistenziale se il segretario del partito può essere anche il candidato premier ad eventuali elezioni?
Il dibattito tra ex comunisti, ex democristiani, ex margheritini, ex socialisti, giovani turchi, giovani democratici, renziani e antirenziani, vecchie cariatidi, giovani rampanti e chi più ne ha più ne metta, va avanti da un bel po’ con tutto ciò che i vari media possono mettere a disposizione. Una sovresposizione che rischia di stuccare, di provocare una ripulsa irreversibile in una consistente fascia di simpatizzanti.
Si sperava che la Commissione congresso (?) del Pd riunitasi oggi potesse fornire indicazioni precise, tanto per dare un po’ di respiro al povero elettore. Macché, speranza infondata. Perché detta Commissione, udite udite, tanto per aggiungere un po’ di confusione alla confusione, ha solo fatto sapere che il congresso del Pd si svolgerà entro l’anno (bene, bravi, bis) mentre la data delle primarie sarà decisa nella direzione del partito che a fine mese (magari sotto un ombrellone o a bordo piscina, bene bravi, bis) discuterà e approverà le regole congressuali.
Insomma , tutto ancora in alto mare, tutto ancora teso al logoramento di protagonisti del partito e potenziali elettori.
In questa giornata di finte certezze, una notizia sicura almeno c’è: e cioè che Pippo Civati, si candiderà a guidare il Pd. Il giovane deputato di belle speranze e grande impegno, ex rottamatore insieme a Matteo Renzi (poi ha preso le distanze dalle linee politiche del sindaco di Firenze) rompendo gli indugi, ha detto che sogna un Pd diverso, a cominciare da un secco no al governo di larghe intese (siluro al premier Letta) che in questi mesi sta caratterizzando la vita politica.
Tra le tantissime intenzioni che ha prospettato Civati (recupero del dialogo a sinistra, recupero dei voti andati a Grillo, leggi severe sul voto di scambio e sul conflitto di interessi) ne ha detta una che lo inquadra parecchio lontano dalle ipocrisie della nostra politica. Ha detto: ”No alla nomina di Daniela Santanché alla vicepresidenza della Camera, non perché è una “pitonessa”, ma perché è fascista”. Il che, su Internet, gli ha già fatto conquistare una gran quantità di consensi.
Matteo Renzi, sindaco di Firenze che da un po’ di tempo sembra macerato da un sacco di dubbi, invece, non ha ancora deciso cosa farà, non da grande, ma nel prossimo futuro. Aspetterà di conoscere le regole delle primarie per decidere se candidarsi o meno. A quanto sembra farà conoscere la sua decisione a settembre.
Intanto il dibattito fra le infinite correnti del Pd può continuare, fino allo sfinimento. Fino ad un’altra non vittoria alle prossime politiche. Il Pd continua a litigare, Berlusconi intanto riorganizza le sue truppe cammellate.

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