Berlusconi e la Cassazione: ecco perché Letta è tranquillo
Aspettando Godot. O meglio la sentenza della Cassazione che deciderà del futuro politico (ma anche di libero cittadino) del Cavalier Berlusconi. Cosa decideranno fra domani e giovedì i giudici della Cassazione? Confermeranno la sentenza di condanna a quattro anni di reclusione per frode fiscale sui diritti tv Mediaset e (soprattutto) i cinque anni di interdizione dai pubblici uffici o annulleranno tutto e rinvieranno gli atti ad un’altra Corte d’appello? Ma ci sono anche altre variabili che potrebbero far slittare il verdetto della Corte di qualche mese.
Una cosa però è certa: che prima o poi, a differenza di Godot, la sentenza arriverà.
Nell’attesa della sentenza che potrebbe sconvolgere tutto il quadro politico italiano, Enrico Letta, premier di questo governo di larghe intese che va avanti tra mille difficoltà, ha detto: “Non ho paura. L’Italia è più stabile di quanto ci si aspetti”.
E fa bene Letta a non aver paura. Perché mai infatti Berlusconi, in caso di condanna, dovrebbe far cadere il governo dando così retta ai falchi del suo Pdl? Perché dovrebbe dar ordine ai suoi scudieri (molti dei quali interessati personalmente al caos) di sciogliere le righe e andare tutti a casa?
Berlusconi sa bene infatti che far cadere il governo non comporterebbe automaticamente andare a nuove elezioni.
Sa bene che il presidente Napolitano prima di far tornare alle urne il Paese che proprio in queste ore (in base alle osservazioni di vari analisti) sta cominciando a vedere un barlume di luce in fondo al tunnel della crisi, le proverebbe tutte per formare un nuovo governo e non regalare al mondo un’altra immagine di inaffidabilità del nostro Paese.
E così, fatti due conti e due considerazioni, potrebbe nascere un nuovo governo del Presidente (chiamiamolo così) anche senza rappresentanti del Pdl. Il che per Berlusconi e i suoi interessati scudieri potrebbe essere davvero esiziale. Finché sono nella stanza dei bottoni (anche se in coabitazione con altri) possono sempre tentare qualcosa. Una volta fuori per loro sarebbe davvero la fine.
Ecco perché dunque capisco perfettamente lo stato d’animo piuttosto sereno di Letta. Il governo affidatogli dal presidente Napolitano ha tanti buoni motivi per andare avanti, Cassazione o non Cassazione. L’importante comunque è che Letta e il suo vice Alfano comincino, dopo tanti annunci, a fare qualcosa di concreto per tutti quelli che hanno fiducia in questo esecutivo. Sennò questo rischierebbe davvero di divenire il governo non delle intese ma solo delle larghe attese.
Ma soprattutto fondamentale per Enrico Letta, che giorno dopo giorno anche in campo europeo si fa personalmente apprezzare sempre di più per il suo equilibrio, sarà guardarsi come al solito dai suoi amici di partito, il Pd, dai quali potrebbero venire i pericoli maggiori per la tenuta del suo governo.
Se ad esempio Letta parla di lotta dura all’evasione non ci può essere un Fassina qualsiasi, seppur sottosegretario all’economia (è quello che gioca ogni sera con la scatola del piccolo D’Alema) che nel giro di pochi minuti ribatte parlando di evasione come sopravvivenza. Tutto questo non fa bene a nessuno. E in primo luogo non fa bene al Pd.
