Coraggio Cavaliere, anche la Destra ha bisogno di un suo passo indietro
Quattro anni di reclusione, da ridefinire il numero di anni di interdizione dai pubblici uffici. Sic transit italica gloria. I giudici della Cassazione hanno deciso e Berlusconi è stato condannato.
Le sentenze non si discutono, ma i discorsi dopo le sentenze sì. E la mia attenzione si è fermata proprio sul videointervento che ha fatto il leader del Pdl subito dopo essere venuto a conoscenza della conferma della condanna.
Un intervento accorato, letto con voce spesso rotta dall’emozione, ma che mi ha veramente stupito. Sì, perché quell’intervento durissimo contro “una parte della magistratura” divenuta “soggetto irresponsabile” non era lo sfogo di un poveretto qualsiasi appena condannato per frode fiscale (ed è giusto che anche i condannati abbiano le loro ragioni da esporre) ma di un personaggio che ha detenuto il potere in Italia per vent’anni, di un signore che ha avuto il privilegio di poter contare su maggioranze governative mai viste in Italia.
Berlusconi ha parlato di tutto il bene (secondo lui) che ha fatto per l’Italia e gli italiani. Ha parlato del suo potente gruppo imprenditoriale, del lavoro che ha dato a migliaia di persone, dei miliardi versati in tasse. Tutto vero.
Ma non ha avuto il coraggio di parlare di tutti i suoi fallimenti (a cominciare dalla mancata riforma della giustizia) delle leggi ad personam per farla franca, degli scandali, della compravendita di parlamentari nel mirino ora dei magistrati, delle figuracce fatte fare all’Italia e agli italiani, soprattutto negli ultimi tempi, con la storia del bunga bunga.
Non ha avuto il coraggio di dire che, prima dell’avvento del governo Monti, è stato costretto a dimettersi da presidente del consiglio perché l’Italia stava per precipitare, grazie alla gestione economica dei suoi governi, in una crisi senza scampo. Non ha avuto il coraggio di dire che la sua tanto sbandierata rivoluzione liberale in vent’anni non è riuscita neppure a fare il primo passo.
Non ha avuto il coraggio di dire niente di tutto questo. E ora, con quale faccia il signor Berlusconi, chiama a raccolta (come ha fatto nel suo videomessaggio) “i giovani migliori e le energie migliori del mondo dell’imprenditoria, delle professioni e del lavoro” per ripartire con l’avventura della nuova Forza Italia?
Con quale faccia può chiedere agli italiani “quella maggioranza che è indispensabile per modernizzare il Paese, per fare le riforme” se in vent’anni non è riuscito a fare niente di tutto questo? Via, non scherziamo.
Se il Cavaliere avesse davvero a cuore le sorti dell’Italia come sostiene da sempre, a questo punto dovrebbe avere il coraggio di fare un passo indietro, uscire dalla vita pubblica, dedicarsi ai suoi affari e alla sua famiglia e dare soprattutto a tutti quelli che hanno avuto e hanno tuttora simpatie per lui, una chance per un nuovo centrodestra moderno e innovativo proposto da personaggi meno discussi e usurati di lui.
Perché diciamo la (nostra) verità: che cosa ci hanno lasciato vent’anni di berlusconismo? Neanche i treni in orario.
