Basta con Berlusconi. E, se non si dà una calmata, basta col governo di larghe intese
No, davvero non posso pensare di dover passare l’estate, l’autunno e forse un altro inverno a leggere su tutti i media e ad ascoltare da tutti i tg possibili e immaginabili cosa farà Berlusconi, cosa deciderà Berlusconi, quali saranno le mosse di Berlusconi, quanto tempo Berlusconi darà ancora a questo governo, se Marina, la figlia del padre, succederà a Berlusconi.
Ma la cosa più clamorosa cui mi tocca assistere in questi giorni è il conteggio di quante mai persone impiegate nel privato e soprattutto nel pubblico istituzionale dovranno perdere tempo a occuparsi di questa vicenda: per vedere se al Cavaliere condannato definitivamente dalla Cassazione a quattro anni di reclusione per frode fiscale (non dimentichiamolo mai) possa essere concessa la grazia da parte del Capo dello Stato, gli possa essere dato un salvacondotto, gli possa essere mandato un segnale per farlo stare calmo e tranquillo. Possa essere inventata una scappatoia qualsiasi per certificare che la giustizia non è uguale per tutti.
A leggere le cronache della manifestazione di via del Plebiscito a Roma, svoltasi pochi giorni fa, mi era scappato da ridere soprattutto nei passaggi in cui si sottolineava la commozione che ad un certo punto aveva colto il Cavaliere. E non mi ero lasciato neppure sorprendere dalle foto in cui il Cavaliere, attaccandosi al braccio della fidanzatina, sembrava lasciarsi sfuggire una furtiva lacrima.
Lacrime di Caimano aveva titolato non mi ricordo chi. E quel titolista ha avuto indubbiamente ragione.
Macché commozione, macché lacrime. Il Cavaliere, che da consumato interprete di canzoni strappacuore aveva dato vita a quella sceneggiata romana, poche ore dopo si era riappropriato della propria naturale maschera: quella dell’uomo che, nonostante tutto, vorrebbe ancora condizionare l’Italia dopo vent’anni di potere. Quella stessa Italia che poco più di due anni fa era riuscito quasi a portare alla rovina. Una situazione talmente drammatica che l’aveva costretto alle dimissioni da presidente del Consiglio.
Finora, come ho già avuto modo di dire in altri post, ho sempre pensato che non ci fosse un’alternativa al governo delle larghe intese, Pd-Pdl, un governo voluto dal presidente Napolitano per uscire da un impasse politica tremenda.
Ma se il governo del pur bravo Enrico Letta deve procedere sotto la costante minaccia del padrone di Mediaset, sotto i continui ricatti, sotto le continue provocazioni di un quasi ottuagenario che, pur condannato in via definitiva e in attesa di altri giudizi, non ha nessuna intenzione di uscire di scena; allora, dicevo, tanto vale cominciare a pensare a qualcosa di diverso. O a un nuovo governo senza Pdl e magari col Movimento 5 Stelle, appoggiato anche dalla Lega “pensante” di Maroni. O a nuove elezioni.
Elezioni che dovrebbero rappresentare davvero un coinvolgente e (si spera) definitivo referendum sulla figura del Cavaliere, su quella di tutti i suoi fedelissimi scudieri, su vent’anni di berlusconismo che, se siamo a questo punto di crisi politica, economica e morale non sembrano davvero aver fatto il bene del Paese.
