L'Italia sulla luna

I “dimissionati” del Pdl: parlamentari della Repubblica italiana o domestici della villa di Arcore?

Ancora poche ore e poi (mercoledì) si andrà alla conta. Quando Letta si presenterà alla Camera e al Senato per verificare se il suo governo di larghe intese ha ancora la fiducia o no. E lì, in quelle occasioni, si starà a vedere come si comporteranno i parlamentari e i ministri del Pdl costretti alle dimissioni, senza neppure un dibattito interno, dal Cavalier Berlusconi, il loro datore di lavoro.
Sì perché Berlusconi ancora una volta, nei confronti dei suoi, non si è mostrato come un leader aperto al confronto, alla discussione e alla concertazione di strategie. Così personaggi come Alfano (vicepremier di questo governo, ministro dell’Interno nonché segretario del Pdl), Cicchitto, Quagliariello, Lupi, Lorenzin e altri nomi di primissimo piano del Popolo delle Libertà si sono ritrovati a ricevere un trattamento come se fossero, non deputati, senatori e ministri del parlamento italiano, gente che ha giurato sulla Costituzione, ma come domestici della villa di Arcore (anzi, forse quelli vengono trattati meglio). A tutti loro sono stati dati (non so se si dice ancora) gli otto giorni per eseguire i desiderata del Capo. E loro, come domestici fedeli, come amici del Capo che gli ha lanciato fino ad oggi gli ossetti, hanno obbedito. Complimenti.
D’altra parte Berlusconi, lo testimonia tutta la sua storia, non ha mai sopportato né la politica, né i politici, né il rispetto di certe regole (codici vari amministrati dalla giustizia).
E questa sceneggiata cui sta dando vita in queste ore è una conferma di quanto detto finora. Alfano e compagnia bella per lui sono solo dei suoi miracolati verso i quali si può permettere tutto, trattandoli come li sta trattando.
Sugli altari del Cavaliere in questi giorni ci sono i falchi e le pitonesse, quelli che in queste ore lo stanno accompagnando (ma milioni di italiani come noi sono contenti di questo) sulla strada della rovina. A loro, falchi, pitonesse e serpenti vari, è concesso tutto, loro è il potere in questo momento. Le colombe-colf si possono accomodare, darsi una calmata e aspettare col beccuccio aperto se gli toccherà qualche altra briciola.
Per la verità alcune di queste colombe - colf si sono risentite per il trattamento ricevuto ed hanno fatto sentire la loro voce. Sia contro la decisione del Cavaliere e perfino contro il direttore del giornale della famiglia Berlusconi.
Servirà a qualcosa questa piccola ribellione che forse il Cavaliere (abituato com’è ad avere dei domestici al suo sevizio) neppure si aspettava? Chi lo sa. Perché è risaputo che il Cavaliere ha delle grandi doti innate di imbonitore e può darsi che in queste ore riesca a convincere tutti i “dimissionati” che lui ha preso la clamorosa decisione non solo per il suo interesse personale (ha paura di andare a finire in galera prima o poi ; senza un governo può succedere di tutto) ma per il bene di tutti loro. Che anzi, invece di protestare, lo dovrebbero ringraziare a mani giunte.
Riuscirà nel suo intento Berlusconi? Solamente il dio della politica può saperlo. Una cosa è certa: che tutti i parlamentari del Pdl che fino ad oggi si sono riempiti la bocca di frasi sul senso di responsabilità, sulla crisi italiana, sullo stato dei nostri conti pubblici, sui drammi dei disoccupati, sui problemi delle fabbriche che chiudono, sullo spread che sale, su quella lucina in fondo al tunnel della crisi, mercoledì prossimo alla Camera e al Senato, dopo il discorso del premier Letta, avranno l’opportunità di dimostrare col loro voto se si sentono parlamentari della Repubblica italiana o domestici di villa San Martino ad Arcore. Se sono disposti a morire per le decisioni imprevedibili di un pregiudicato ottuagenario e lo splendore del Twiga della Santanchè o per qualcosa di un po’ più alto. Come potrebbe essere, ad esempio, il bene degli italiani.

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