L'Italia sulla luna

Stop ai festeggiamenti: Berlusconi è vivo e lotta ancora per il potere

Troppo entusiasmo, troppa euforia, troppe certezze: ho letto questo, in questi giorni, a proposito della presunta fine di Berlusconi dopo l’inguardabile prova d’attore fornita mercoledì scorso al Senato. Chi ha parlato del suo tramonto, chi della fine del berlusconismo, chi del fallimento di un movimento politico divenuto (per milioni di italiani) anche stile di vita.
Calma e gesso, come si dice. Berlusconi, purtroppo, non è ancora finito, non ha deciso di abdicare, non ha deciso di ritirarsi dalla scena, non ha ancora venduto la sua pelle.
Dopo l’iniziale sconcerto seguito a tutto ciò che è successo in Senato e al pronunciamento di alcuni dei suoi guidati dal delfino Alfano e dall’umiliato Fabrizio Cicchitto (Brunetta, favorito del Cav, mesi fa ha preso il suo posto da capogruppo del Pdl alla Camera), dopo ore e ore di ansia, dopo giorni di incredulo sbigottimento per la mezza rivolta di quelli che lui considerava i suoi domestici, ecco, dicevo, ora si è ripreso. Ed ha cominciato a tramare per riprendersi il pallino del gioco.
Messi per il momento da parte i falchi (Verdini, Santanchè, il poeta Bondi, Capezzone) che quasi l’hanno portato alla rovina con la loro irresponsabile lotta nei confronti del governo delle Larghe Intese, il Cavaliere, gran combattente, ha cominciato a tessere la trama di una sua rivincita.
Da una parte ha individuato nell’ex governatore della Puglia Raffaele Fitto il politico di bella presenza e di facile parlantina ed a lui fedelissimo (all’inizio sono tutti fedelissimi) da contrapporre al grigio Alfano e ai suoi “governativi”.
Fitto, infatti, scelto dal Cav per una sorta di affinità, se non elettiva, almeno giudiziaria (l’ex governatore nonché ministro nell’ultimo governo Berlusconi è stato condannato in primo grado a quattro anni di reclusione e interdizione dai pubblici uffici per corruzione, finanziamento illecito ai partiti e abuso d’ufficio) ha cominciato immediatamente a smacchiare l’immagine del segretario Alfano chiedendo l’annullamento di tutte le cariche interne del partito e (la richiesta è davvero clamorosa) il congresso di un partito che in vent’anni non ne ha mai fatti uno.
Tutto questo ovviamente per rimettere in discussione la leadership del “traditore” Alfano e andare ad un incontro in cui verificare l’entità delle forze in campo, cioè quelle dei “governativi” guidati da Alfano, i “lealisti” guidati appunto da Fitto e i “falchi” guidati da pitonesse come la Santanchè e altri serpenti vari.
Ma una strategia sola non può bastare al Cavaliere destinato ormai a giocarsi le ultime carte, in vista della definitiva decadenza da senatore (che sarà votata entro pochi giorni in aula dopo essere stata decretata in giunta) e l’affidamento ai servizi sociali per scontare la pena residua inflittagli dalla Cassazione.
Ebbene, il Cavaliere ha deciso di giocare anche su un altro tavolo, lisciando il pelo del segretario Alfano perché torni a più miti consigli, non spacchi il Pdl e gli riconosca il ruolo di padre nobile del partito lasciando a lui, Alfano, (almeno a parole) la gloria di condurre il partito.
Ma soprattutto il Cav cerca di convincere il caro Angelino, fra lusinghe e promesse, a decretare presto la fine del governo Letta in modo da poter andare alle elezioni prima possibile. Magari (questo nei sogni del Cavaliere) nella primavera del prossimo anno.
Perché è noto che Berlusconi ritiene che a questo punto della sua storia personale solo le elezioni possano gettargli una sicura ancora di salvezza. Perché pensa che solo mettendo ancora una volta in scena su tutte le tv e in ogni parte d’Italia il suo dire e il suo fascino (che fa tanto presa su attempatissime signore-elettrici), possa tornare ad essere il Berlusconi di sempre.
Insomma per farla breve, basta con gli entusiasmi. Berlusconi è vivo e lotta ancora insieme a “loro” (anche se in questo momento non si sa bene chi siano).
C’è ancora tempo per cominciare a festeggiare la fine definitiva del berlusconismo.

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