Pensioni congelate: ma Letta condivide lo spudorato diktat del ministro Giovannini?
E’ davvero insopportabile, almeno per me, leggere quanto ha detto ieri il ministro del lavoro Enrico Giovannini nel corso di un’audizione alla Camera. Il signor ministro ha detto che anche per il 2014 non ci sarà rivalutazione (cioè adeguamento all’inflazione) per le pensioni superiori a sei volte il minimo, cioè quelle pensioni che si attestano intorno ai tremila euro lordi al mese.
Così quelle pensioni, che il ministro ha avuto l’ardire di definire “d’oro”, seguiranno le regole dettate nel 2011 dal ministro Fornero, quella arzilla professoressa, bravissima a congelare le pensioni, ma un po’ meno brava a fare il conto degli esodati (non lo sapeva lei quanti erano/sono, non lo sappiamo a tutt’oggi). Quella simpaticona, che se uno non se lo ricordasse, invitava i giovani italiani a non essere “choosy”, cioè settari, esigenti, con la puzza sotto il naso e darsi da fare per trovare un posticino di lavoro qualsiasi.
La signora Fornero (grandissimo errore dell’allora premier Monti) per fortuna non è più al governo, però sono rimaste le sue regole alle quali sembra essersi ben adeguato l’attuale ministro del lavoro Giovannini.
Ed è, almeno per me, davvero insopportabile constatare che ancora una volta uno Stato, una repubblica, un qualsiasi governo di Larghe intese fra destra e sinistra voglia far pesare la responsabilità dei suoi errori sui pensionati che non solo non sono d’oro ma che quasi certamente, col loro assegno mensile, rappresentano la classe media italiana d’Italia (provate a togliere le tasse da 3.000 euro lordi, fatto questo provate a toglierci ulteriormente un affitto per la casa o la rata di un mutuo e vedrete quanto resta per andare avanti).
Ma al di là di varie considerazioni, quello che più fa innervosire è che questo diktat (niente rivalutazione per certe pensioni) provenga dal rappresentante di una classe politica, dal rappresentante di un governo (guidato da Enrico Letta) che è del tutto incapace di tagliare la spesa pubblica (vero dramma del nostro Paese). Che al contempo è capace di abolire l’Imu sulla prima casa perfino ai miliardari. Incapace di fare una lotta dura e incessante contro quell’evasione fiscale che ogni anno ammonta a oltre cento miliardi di euro. Che finora non è stato capace (come molti sostenevano in campagna elettorale) di dimezzare il numero dei parlamentari. Che è stato finora incapace di portare a compimento l’abolizione delle inutili e costose province. Che è incapace di produrre posti di lavoro per milioni di giovani disoccupati. Che è perfino incapace (la cosa purtroppo Letta l’ha eredita da tanti governi precedenti) di organizzare un minimo centro di accoglienza almeno decente per tutti i migranti che sbarcano a Lampedusa.
E allora, detto tutto questo, il ministro Giovannini ha proprio voglia di prendersela con dei pensionati, che non rubando nulla a nessuno e pagando sempre le tasse fino all’ultimo centesimo, hanno la colpa di percepire una somma mensile superiore a sei volte il minimo?
E ha il coraggio di prendersela con una categoria di pensionati un po’ più fortunati di altri che in una infinità di casi si sono sobbarcati il costo di questa spaventosa crisi economica aiutando coi loro risparmi o coi loro introiti mensili le famiglie di figli e nipoti spesso in difficoltà?
Il signor ministro (e con lui il premier Letta, di cui mi piacerebbe conoscere il pensiero a questo riguardo) dovrebbe anche tener presente che se in Italia in questi anni non sono successe violente manifestazioni di piazza come è successo in Grecia e in Spagna, lo si deve anche al fatto che spesso dietro una giovane (o meno giovane) famiglia in difficoltà ci poteva essere un nonno, uno zio, un prozio in pensione pronto ad aiutare.
Ho detto abbastanza, e non voglio certo soffermarmi su quelle pensioni realmente “d’oro” percepite da tanti rappresentanti della nostra classe politica.
Vorrei però finire dicendo che mi fa veramente inorridire quel diktat imposto ai pensionati un po’ più fortunati di altri da un signor ministro che male che gli vada guadagna più o meno venticinquemila euro al mese (senza considerare i costi di auto blu e scorta).
Leggo su Wikipedia che Enrico Giovannini nel marzo scorso è stato chiamato dal presidente Napolitano in un pool di “saggi” che avrebbero dovuto indicare la priorità per uscire dalla crisi economica. Evidentemente Giovannini ha individuato nel congelamento delle pensioni la soluzione al problema.
Leggo anche che in precedenza Enrico Giovannini (allora presidente dell’Istat) era stato chiamato dal premier Monti per studiare il taglio dei costi della politica e la differenza fra gli stipendi dei parlamentari italiani e quelli del resto d’Europa. Chissà se Giovannini ha svolto i compiti assegnatigli. E se ha mostrato a tutti i risultati delle sue indagini oppure li ha prudentemente riposti in un cassetto, in attesa di diventare ministro.
