L'Italia sulla luna

Così Alfano e i “governativi” proveranno a sfilare il Pdl a Berlusconi

Devo dire la (mia) verità vera: mai e poi mai mi sarei immaginato un tramonto del genere per Berlusconi e i suoi. Un tramonto che potrebbe finire anche a carte bollate.
Ecco, mi sarei immaginato dopo anni di governo, di promesse mai mantenute e grande perdita di consensi, un finale (o sottofinale, se preferite) un po’ più soft. Berlusconi condannato in via definitiva dalla Cassazione, la sua (prossima) decadenza da senatore, vari altri processi in arrivo, lui che si ritira in buon ordine come padre nobile del centrodestra a fare il presidente (o a ricoprire qualche altro onorevole incarico) e il passaggio di consegne del potere al delfino Alfano, incaricato di portare avanti le battaglie del Pdl.
Cancellate dalla mente questo happy end politico (per Berlusconi ma soprattutto per l’elettorato moderato di centrodestra).
Il quasi ottuagenario leader del Pdl, condannato in via definitiva per evasione fiscale e prossimo o agli arresti domiciliari o all’affidamento ai servizi sociali, non ci pensa neppure a farsi da parte. E consigliato malamente da qualcuno (da qualche falco o qualche serpentello) decide di tentare ancora una volta di riscrivere la storia d’Italia.
Così Berlusconi risvegliatosi dal lungo torpore (nel corso del quale aveva deciso, contro ogni previsione dei suoi fedelissimi, di votare la fiducia al governo Letta) ricomincia a trattare i suoi parlamentari come domestici di palazzo Grazioli o della villa di Arcore.
Decide di fare e disfare. Comando io, basta col Pdl, si chiude e si torna a Forza Italia, azzerate tutte le cariche (compresa quella del segretario Alfano), di leader ci sono io e basta. Zitti e pedalare. Chi si adegua bene, chi non si adegua può accomodarsi fuori. Punto e a capo e via a cena con Dudù e la fidanzata. Non senza aver prima espresso un pensierino per Letta e la sua tenuta: se il Pd dovesse votare la mia decadenza da senatore cade il governo.
Ora tutte queste parole avrebbero avuto un senso se ad ascoltarle dall’altra parte (ma sempre del suo partito) ci fossero stati personaggi qualsiasi ancora pronti a prendere ordini e ad essere trattati come domestici.
Invece questa volta il datore di lavoro Berlusconi si trova a scontarsi con un folto manipolo di parlamentari che non sono certo degli sprovveduti e che soprattutto non hanno più voglia di prendere ceffoni. Gente (andiamo in ordine sparso: Alfano, Cicchitto, Quagliariello, Lupi, Formigoni, Sacconi, gli attuali ministri in carica e tanti altri) di lunga militanza politica e (in numerosi casi) di collaudata formazione democristiana (che, per certe cose, è una specie di sigillo di garanzia).
E infatti almeno per il momento i “governativi” (come vengono indicati Alfano e amici suoi) hanno deciso di intraprendere una strada che appare davvero sorprendente.
Infatti, messe da parte le iniziali voglie di far saltare il banco e dare vita ad una immediata scissione (alla Fini, tanto per intenderci) hanno deciso di rispondere in maniera durissima al Cavaliere (che appare sempre più frastornato dal momento che tanta gente non gli obbedisce più).
Questi i punti salienti dei “governativi”: a decretare la fine del Pdl non può essere Berlusconi ma il consiglio nazionale del partito; a decidere la nascita di Forza Italia non può essere lui ma il consiglio nazionale; a decidere l’azzeramento di tutte le cariche attuali del Pdl non può essere lui ma il consiglio nazionale, e via dicendo. Rimandando quindi, da parte loro, tutte le decisioni all’8 dicembre (stesso giorno delle primarie del Pd) quando si riuniranno ottocento delegati del Pdl e discuteranno delle future linee del partito.
Insomma, se non si fosse capito, sarà in quell’occasione che i “governativi” capeggiati da Alfano (che hanno cominciato a fare una vasta opera di proselitismo fra gli ottocento che dovranno partecipare all’assemblea nazionale) tenteranno di sfilare il partito dalle capaci tasche del Cavaliere. Al quale alla fine della conta (se dovessero risultate vincitori) potrebbero offrire due alternative: o restare nel (loro) Pdl a fare il padre nobile (ma senza infiniti poteri) o accomodarsi fuori con la sua Forza Italia e con tutti i suoi falchi, i suoi serpentelli e le sue sfiancate amazzoni.

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