4 novembre, giornata delle forze armate, dell’alluvione di Firenze e della vergogna della politica nazionale
Il 4 novembre per milioni di italiani è la Giornata dell’unità nazionale e delle forze armate. Per me (e penso per migliaia di fiorentini come me) è l’anniversario dell’alluvione di Firenze (1966). Quando l’amato Arno uscì dagli argini e con l’acqua mista a melma, gasolio, benzina, schifezze varie, devastò e imbrattò tutto il centro storico e qualche periferia. Non si è mai saputo il numero esatto dei morti di quella tragedia, migliaia di case (compresa la mia) andarono a finire sott’acqua. In qualche strada, in qualche piazza il livello dell’acqua arrivò a quattro metri di altezza. La vita di tantissimi fiorentini cambiò nel giro di pochi minuti e si diventò “alluvionati”.
Non mi dilungo. Ho fatto un breve riassunto degli eventi solo ad uso e consumo di qualche giovane di buona volontà che magari sa tutto degli egizi, degli antichi romani, della guerra dei trent’anni, di facebook e twitter e magari non sa niente della storia che non è nei libri.
Anche ieri, nella ricorrenza del quarantasettesimo anniversario del disastro sono andato sul Ponte Vecchio a salutare l’Arno e soprattutto a dare un’occhiata al suo stato. Nulla di preoccupante.
Pioveva a dirotto, come nelle ore precedenti quel famoso 4 novembre. Non so se, come evoca quel celebre replicante, a quella pioggia fossero mischiate anche delle lacrime. Certamente sarebbero state lacrime di dolore di tutti quelli che in quel giorno persero tutto. Ma penso che sarebbero state anche lacrime di rabbia e di indignazione di tutti quei fiorentini che si sentono ancora dire che a distanza di quasi mezzo secolo la città di Firenze non è stata ancora messa in sicurezza. Nonostante qualche miliardo di promesse e (soprattutto) una montagna di miliardi di lire (e milioni di euro) già spesi.
Dicono ancora che se si dovessero ripetere le condizioni meteorologiche con relative precipitazioni di quel 4 novembre 1966, l’Arno, non essendo stato fatto niente di risolutivo a monte, potrebbe ancora uscire dagli argini e allagare nuovamente Firenze e tutte le città e i paesi lungo il suo corso.
A patetica (e comica) consolazione leggo sui giornali che la Regione ha provveduto (o provvederà a breve) ad acquisire per qualche milione di euro, argini gonfiabili e paratie mobili per proteggere da un eventuale rigonfiamento dell’Arno un’inezia come tre chilometri di bordi.
Leggo anche le stime fatte da qualche esperto supercervellone di quanti danni (in miliardi di euro) potrebbe fare l’Arno se tornasse ad invadere Firenze.
Davvero tutto molto confortante. Ora posso stare più tranquillo e con me migliaia di altri fiorentini che tutte le volte che piove con più insistenza vanno a dare un’ occhiata al livello dell’Arno.
E posso serenamente pensare, senza sentirmi un qualunquista, che per me il 4 novembre, oltre ad essere la giornata dell’unità nazionale e delle forze armate, oltre ad essere l’anniversario dell’alluvione del ’66, è anche (alla luce di tutto ciò che non è stato fatto) la Giornata della vergogna della politica nazionale.
