L'Italia sulla luna

Berlusconi tra falchi e “rifatte”: squallido tramonto di un ex premier

Ho provato per tutta la giornata ad iscrivermi ad un clab (come pronuncia l’illuminato) “Forza Silvio” ma non ci sono riuscito. Tutti chiusi, sprangati, forse in fuga. Eppure Silvio l’ha detto ai suoi stamani al Consiglio nazionale del Pdl riunito a Roma: tornate a lavorare anche il venerdì, il sabato e la domenica, tornate nei vostri collegi elettorali, diffondete il verbo e fate nuovi proseliti. Peccato mi è andata male. Ci riproverò fra una ventina d’anni, quando le cose del centrodestra in Italia saranno forse un po’ più chiare.
Al di là degli scherzi (ma c’è poco da scherzare) mai mi sarei immaginato un tramonto così drammatico per il miglior statista (ipse dixit) della storia d’Italia unificata.
Mai mi sarei aspettato di vedere questo anziano ex premier abbandonato dai suoi collaboratori più fedeli tipo Alfano e Cicchitto (più un’altra sessantina di parlamentari) andare davanti ad una platea di scudieri e “rifatte” per sollecitare una standing ovation tributatagli dopo un’ora e mezzo di racconti di vicende tutte sue personali, legate soprattutto al rapporto con la magistratura.
Da parte del Cavaliere mi sarei aspettato, dopo tanti anni di (sua) militanza politica un discorso alto, pieno di contenuti, di riferimenti ad ideali e progetti mai riuscito a concretizzare in vent’anni di governo. Mi sarei aspettato una serie di grandi propositi per il futuro di un centrodestra mai decollato.
Macché il Cavaliere, che alla fine di un’inutile ora e mezzo di parole ha accusato anche un leggero malore, ha imboccato per il discorso un livello che più basso non si poteva immaginare. Solo fatto di rancore verso chi l’ha condannato in via definitiva come evasore fiscale. E che presto lo dovrà giudicare per altre vicende non proprio simpatiche.
Doveva essere un consiglio nazionale, magari articolato in proposte e progetti. Ha parlato solo lui di tutti i suoi guai con la giustizia. Dopo di ché in quattro e quattr’otto su sollecitazione del falchetto Brunetta si è passati a votare il ritorno al passato: “Forza Italia” al posto del Pdl e (sparsi sul territorio) i relativi “clab Forza Silvio”.
Davvero una cosa triste e malinconica tutto ciò che è passato davanti ai nostri occhi: uno sfiancato leader abbandonato dalla parte più pensante del partito, un anziano leader accasciato su una poltrona del teatro al termine dell’intervento, settecento fra scudieri e “rifatte” ad applaudire senza discernimento un personaggio che la magistratura ha condannato in via definitiva per evasione fiscale e che per questo presto decadrà dal suo status di senatore della Repubblica.
Bene hanno fatto Alfano e tutti gli altri ad uscire prima del tempo da questo squallido teatrino frequentato da falchi, falchetti, pitonesse e serpenti vari e a fondare il Nuovo Centrodestra. Il futuro politico dell’Italia non può certo passare dall’usurata Forza Italia o dai “clab Forza Silvio”.
Un pensiero ancora per il Berlusconi: nei giorni scorsi ha detto che se avesse il passaporto (ritiratogli dopo la condanna definitiva) si ritirerebbe ad Antigua. Una sommessa richiesta alle autorità competenti: restituitegli il passaporto e mandatelo in pace con i suoi miliardi, la giovane fidanzata e il fedele (?) Dudù.

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