L'Italia sulla luna

Il successo di Renzi, la crisi di nervi di Grillo

“Buffone” ha detto Renzi a Grillo. “Scoreggina” ha risposto con grande signorilità Grillo a Renzi. Insomma, il dibattito fra il neosegretario del Pd e il leader del M5S è aperto e chissà per quanto tempo andrà avanti e soprattutto con quali toni. Renzi ha chiesto a Grillo di unirsi in parlamento per fare le riforme (a cominciare dalla legge elettorale). L’ex comico ha risposto che non ci pensa neanche: prima nuove elezioni e poi riforme, a cominciare dalla legge elettorale.
Un dialogo tra sordi, come si diceva una volta. Ma quello a cui abbiamo assistito ieri ha lasciato l’impressione a molti che Beppe Grillo, data anche la virulenza della risposta, stia vivendo un grande momento di disagio. E che il successo incondizionato di cui sta godendo in questo momento il nuovo segretario del Pd nonché sindaco di Firenze gli stia procurando una piccola crisi di nervi.
Crisi di nervi, quella del leader del M5S facilmente comprensibile. Perché fino a quando Grillo aveva a che fare con segretari del Pd indecisi a tutto (come avrebbe detto Flaiano) tipo Bersani o con segretari del Pd votati a smorzare i toni (Epifani) Grillo poteva permettersi di tutto e di più con le sue sparate, le sue invettive e le sue adunate popolari.
Ora invece il povero Grillo, che pensava di aver già vinto facile, che pensava di poter passare alla storia come l’unico, vero e inimitabile rottamatore della politica italiana, si trova a doversi confrontare con un segretario del Pd (il partito più forte in Italia) che gli sta tagliando l’erba della protesta sotto i piedi.
Perché se Renzi propone (e spinge forte perché il governo Letta dia seguito agli inviti) il taglio del finanziamento pubblico dei partiti (già approvato in consiglio dei ministri), l’abolizione delle costose e inutili Province, la trasformazione del Senato in assemblea delle autonomie, la riduzione drastica del numero dei parlamentari, il taglio netto dei costi della politica e via dicendo, che cosa può rimanere in mano all’arrabbiatissimo Grillo? Quale protesta potrebbe portare avanti il signore di Nervi, quella forse degli ombrelloni gratis per tutti in estate?
Ecco quindi perché Grillo si è così stizzito all’invito di Renzi di collaborare alla riforme. Ecco perché Grillo vorrebbe invece tornare con tutte le sue forze alle elezioni subito. Perché sa benissimo che il suo movimento (che a quanto dicono i bene informati è già abbastanza sfilacciato) non potrebbe reggere per un anno alle proposte di riforme avanzate e (ce lo auguriamo) portate avanti dallo scatenatissimo Renzi.
Alle elezioni del 2015 (con la speranza che possa reggere il patto fra Renzi e il premier Letta) Grillo potrebbe vedere parecchio ridimensionata la sua creaturina che per ora non ha combinato niente di memorabile se non salire sul tetto del Senato per protesta. Voti di un movimento ai quali, basta guardare le dichiarazioni degli ultimi giorni, mirerebbe anche la neonata Forza Italia di quel signore che si chiama Berlusconi e che per ora non ha nessuna intenzione di ritirarsi a vita privata. Insomma Grillo potrebbe venirsi a trovare, nel tempo, in una tenaglia fra sinistra e destra. E come ne potrebbe uscire?
D’altra parte sono mesi e mesi che Matteo Renzi va dicendo che se il Pd avesse fatto il Pd, milioni di voti non sarebbero andati a Grillo e alle sue proteste.
Ora con Renzi il Pd sembra di avere intenzione veramente di fare il Pd, il neosegretario è addirittura riuscito a portare alle primarie del partito quasi tre milioni di elettori, riconquistando tanti disaffezionati alla politica. E allora quanti Vaffa – day dovrebbe organizzare Grillo per arrivare ad un risultato del genere?
E quindi ecco spiegato il perché della battutaccia di Grillo ad una richiesta più che legittima e dignitosa come quella di fare le riforme insieme rivoltagli dal segretario del Pd Renzi. Grillo ha risposto con arroganza. E, si sa, arroganza e nervosismo, quasi sempre non aiutano a ragionare serenamente e per il meglio.

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