L'Italia sulla luna

Renzi non deve confondere velocità con fretta e frenesia

“Legge elettorale seria, via Senato e province, cambiare le regioni. Mi hanno votato per questo. Molti cercano di frenare. Ma io non mollo”.
E’ cominciata con queste parole la giornata del segretario del Pd Matteo Renzi, dopo la sfibrante riunione di ieri della direzione del partito e la cena (chiarificatrice?) col premier Enrico Letta.
Renzi fa bene a insistere sulla sua linea, non c’è dubbio. E’ lui il nuovo che avanza, è lui che in questo momento la gente è pronta a sostenere compatta.
Però anche Renzi, secondo me, dovrebbe darsi una regolata. Perché non può continuare, come è successo anche ieri, a farsi solo nemici.
Lasciamo perdere il “Fassina chi?” e tanti altri rottamati (per ora però solo a parole) sulla strada dell’auspicato rinnovamento. Ma ieri Renzi forse si è lasciato sfuggire una battuta di troppo, quando ha incolpato il governo del Pd guidato dal Pd Enrico Letta di non aver combinato un bel nulla in questi undici mesi di amministrazione. Perché con una battuta sola, che secondo i più poteva anche risparmiarsi dal momento che non cambiava nulla nei termini della discussione alla direzione Pd, Renzi forse si è giocato qualche simpatia sia del premier Letta (e dei “lettiani” che sostengono il premier e che sono più numerosi di quanto si pensi) che del presidente della Repubblica Napolitano, nume di questo governo di larghe intese. Un governo anomalo, ma l’unico a poter essere messo in campo in un momento politico particolarmente drammatico per il Paese. Cosa che (dopo aver tignosamente sottolineato che semmai i mesi sono nove e non undici) gli ha subito ricordato Letta, aggiungendo l’invito a Renzi di tranquillizzarsi un po’ perché così può andare solo a sbattere.
Non sarò certo io a difendere l’operato di questo governo con tutta la confusione che ha fatto e tuttora sta facendo su provvedimenti e tasse varie, ma bisogna pur riconoscere che anche Letta, continuando l’opera intrapresa da Monti, ha contribuito a ridare un po’ di dignità e considerazione a livello europeo e mondiale ad un’Italia che fino a pochi anni fa era considerata alla stregua di un Paese del terzo mondo. Questo gli va riconosciuto. Ed è per questo che Renzi ha sbagliato a fare quella battuta che si sarebbe potuto benissimo risparmiare.
Ora il giovane Renzi di certo dirà che lui non rinuncerà mai alle sue battute, che a lui non importa un bel niente se Letta o Napolitano se la sono presa per i suoi giudizi sul governo, che è stufo delle resistenze che gli sta facendo la sinistra del partito (che, detto tra noi, si sta sempre più organizzando), che non gli interessano per niente le discussioni sull’incontrare o meno Berlusconi per trovare un accordo sulla legge elettorale e che lui è pronto a parlare con tutti, anche con un “pregiudicato” con cui il Pd ha fatto perfino un governo… Dirà tante altre belle cose tipo che lui (e con lui milioni di italiani) crede fermamente nel suo progetto di riforme e che lo vuol realizzare quanto prima.
Tutto condivisibile. L’unica cosa che vorremmo che Renzi non facesse, è questa: confondere la velocità del fare con la fretta e la frenesia. La velocità va bene, fretta e frenesia no, perché spesso portano a sbattere contro un muro.
Come ha detto Renzi a Letta nell’incontro a Palazzo Chigi, criticare vuol dire anche aiutare.

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