L'Italia sulla luna

E così l’Italia nell’indifferenza dei governi ogni anno finisce sott’acqua

Oggi non me la voglio prendere né con gli sfascistelli a cinque stelle che inondano vergognosamente il web pensando a cosa fare con la Boldrini in macchina né con i leghisti che si sono fatti riconoscere anche all’Europarlamento interrompendo e contestando il presidente della Repubblica che stava parlando. Miserie politiche che spero possano far ragionare tanti elettori.
Oggi invece me la vorrei prendere, più genericamente ma con parecchia rabbia, con cinquant’anni di governi italiani (centro, centrosinistra, centrodestra) che non hanno mai fatto nulla (e sottolineo nulla) per salvaguardare l’Italia dai disastri ambientali.
Scrivo mentre vedo scorrere davanti a me le immagini di gente che, poveretta, ha appena perso la casa, che è stata costretta ad andare a rifugiarsi da parenti ed amici, che in un momento si è ritrovata senza nulla a causa di un fiume che è esondato, un argine che non ha retto alla violenza dell’acqua, una frana che è venuta giù da una collina, un torrente che è diventato una furia della natura. Vedo gente disperata, gente che viene salvata in barca, gente sulle spallette di fiumi piccoli e grandi, nelle campagne o in mezzo alle città che guarda con trepidazione al livello dell’acqua, che aspetta con sgomento l’ondata di piena.
Come molti ormai sapranno (anche perché ne scrivo da parecchio) quasi cinquant’anni fa toccò alla casa della mia famiglia andare a finire sotto quattro metri d’acqua, di terra, di liquame, di benzina, di gasolio usciti dall’Arno: Firenze, 4 novembre 1966. Un dramma che non è facile dimenticare. Una quindicina d’anni prima era successo al Polesine, colpito da un’alluvione altrettanto terribile.
Da qualche anno non passa inverno senza che qualche regione della nostra bellissima Italia non finisca sott’acqua: più o meno è toccato a tutte. Ora in tanti stanno soffrendo in diverse zone della Toscana, in tanti stanno soffrendo in tante zone del Veneto e in Sicilia.
Così ogni anno. Un terribile spettacolo, al quale fa sempre seguito la stessa liturgia: il cordoglio, la vicinanza, il solito politico che va a fare il sopralluogo con faccia contrita, le promesse di un pronto intervento, la dichiarazione dello stato di calamità e così via.
Tutti gli anni viene messo in scena lo stesso copione. Un copione che come finale ha sempre tante famiglie che bene che vada (ammesso che non ci siano stati anche lutti) saranno costrette a stare senza casa per chissà quanto tempo. Perché le parole dei politici arrivano veloci, ma le vicende burocratiche ti possono fare invecchiare nell’attesa di una soluzione.
Pensavo questo poche sere fa mentre, sotto la pioggia, controllavo da una spalletta il livello dell’Arno. E pensavo alle parole di tanti esperti che ripetono la solfa da anni: se si ripetessero le stesse condizioni meteorologiche del novembre del 1966, Firenze finirebbe un’altra volta sott’acqua. Perché? Perché in tutti questi anni, quasi cinquanta, nonostante vagonate di miliardi di lire spesi, non è stato fatto assolutamente nulla per la messa in sicurezza di una delle città d’arte più celebrate al mondo.
Non è stato fatto niente di definitivo per Firenze, ma non è stato fatto niente e non si fa niente per cittadine meno famose, per paesi sparsi su colline e montagne, per borghi attraversati da torrenti e fiumiciattoli. E mi tornano in mente le parole di un esperto intervistato alla radio: con quei pochi soldi che lo Stato mette a disposizione non si può fare né prevenzione né manutenzione del territorio.
Insomma, siamo senza difese. Ecco, lo Stato, il governo è disposto a spendere miliardi di euro per comprare aerei da combattimento (e a spendere per tante altre vergogne) ma non è disposto a investire sulla messa in sicurezza del territorio. Salvo poi dover spendere e parecchio per riparare i danni provocati soprattutto dall’incuria.
Questa è la situazione, siamo indifesi davanti agli umori della natura. E nessuno, nessun governo fa niente, ha fatto niente, da cinquant’anni a questa parte. Questa è l’altra faccia dell’Italia che merita ogni disprezzo.

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