L'Italia sulla luna

Le quote? Né rosa, né azzurre. Per i candidati facciamo test di preparazione e intelligenza

Confesso che tutto il polverone sollevato in questi giorni sulla parità di genere (o quote rosa) all’interno delle liste che dovrebbe prevedere l’Italicum, la nuova legge elettorale  in discussione alla Camera, mi disturba profondamente. E non perché sia un insopportabile misogino (amo le donne e soprattutto le rispetto in qualsiasi ruolo ricoprano) ma perché mi sembra un dibattito fuori tempo massimo, in ritardo di una trentina d’anni rispetto ai ritmi incalzanti della storia.

Novanta deputate bipartisan (e fa veramente pensare che fra le più agguerrite ci siano quelle del centrodestra che sono state scelte una a una dal Cavalier Berlusconi quando era in grande spolvero) chiedono non solo che nelle liste dei vari partiti ci siano metà uomini e metà donne, ma anche che la parità si espliciti per quanto riguarda l’alternanza dei capilista nei vari collegi delle regioni e che nella formulazione delle liste venga rispettata l’alternanza di genere, e che cioè alla presenza di un uomo debba seguire la presenza di una donna fino all’esaurimento dei posti. Per spiegarci: se capolista è un uomo al secondo posto ci deve essere una donna e non un altro uomo.

Insomma, una presa di posizione quelle delle deputate bipartisan che rischia di allungare i tempi dell’approvazione della nuova legge elettorale e rischia di mettere a dura prova i precari equilibri raggiunti da centrodestra e centrosinistra per il varo della legge. Anche perché alcuni esponenti di Forza Italia hanno già fatto sapere che a Berlusconi la parità di genere non interessa, il Nuovo Centrodestra di Alfano si à detto favorevole ma… e nel Pd c’è magari qualcuno, meglio, qualcuna che soffia sul fuoco pur di creare qualche ostacolo al segretario del partito nonché Premier Matteo Renzi.

Mi pare che ancora una volta si stia parecchio guardando al personale (anche perché non dimentichiamoci che sono destinati a sparire i trecento posti del Senato e dove tenteranno di sistemarsi alle prossime elezioni quelli che oggi sono senatori e senatrici?) e non agli interessi dell’Italia e degli italiani.

Una lotta di genere, che come dicevo prima, mi sembra davvero fuori tempo. Anche perché potete stare tranquilli che una volta approvata la nuova legge elettorale con la parità tra uomini e donne, certamente qualche buontempone solleverà il problema della discriminazione dalla legge di quelli che si dichiarano gay, di quelle che si dichiarano lesbiche, dei transgender. Anche loro chiederanno le loro quote e ci sarà senz’altro qualche giudice che accoglierà le loro richieste. E senz’altro verrà sollevato anche il problema della rappresentatività di colore. E quindi dovrebbe esserci parità di quote di uomini, donne, gay, lesbiche, transgender, bianchi, neri, gialli. E poi perché nelle liste elettorali non dovrebbero esserci rappresentanti delle varie etnie che da anni fanno parte della popolazione italiana? Perché non ci dovrebbero essere filippini, rumeni, albanesi, cinesi, indiani?

Insomma, per farla breve, il rischio è quello di ritrovarsi con delle liste elettorali che potrebbero assomigliare tanto ai film americani che in nome dell’integrazione e dell’uguaglianza, sono spesso costretti dal politically correct ad inserire nel cast il cinese buono e quello cattivo, la bellezza bianca e la bellezza nera, il poliziotto nero e buono e il delinquente bianco, il detective bianco e l’ergastolano giallo.

E’ questa la rappresentatività a cui  vogliano aspirare? Io non ci tengo. Io penso che l’unica rappresentatività a cui gli italiani dovrebbero aspirare sia quella dell’intelligenza, dell’onestà e della preparazione degli aspiranti amministratori.  

E allora, care signore e cari signori, le liste formiamole con i parametri ai quali ho accennato prima: non con quote paritarie di uomini e donne, ma con gente che abbia la fedina penale pulita, che abbia superato, per essere candidato, un esame di politica amministrativa, e che soprattutto abbia superato un test che definisca esattamente il  quoziente d’intelligenza del candidato.

E ben vengano allora liste formate anche solo da donne, se queste donne avranno ottenuto punteggi di intelligenza superiori a quelli degli uomini.

Con questi criteri appena esposti potremmo davvero assistere a qualcosa di nuovo nella politica italiana: onestà, preparazione e intelligenza. Qualcuno potrebbe obiettare: ma come vorresti escludere dal parlamento gli intrallazzatori/intrallazzatrici e quelli/quelle dall’intelligenza limitata? Sì, mi piacerebbe proprio escluderli/escluderle dalla nostra vita quotidiana. Viva le quote rosa, azzurre o arcobaleno fatte di onestà e intelligenza.   

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