L'Italia sulla luna

“Breve e circonciso”: facciamo un esame di Stato anche per i politici

Il deputato 5 Stelle Davide Tripiedi prende la parola alla Camera e dice: “Sarò breve e circonciso”. Bene, bravo, bis. Scandalizziamoci, sì, per l’italiano bistrattato, ma non più di tanto. Perché fra i nostri parlamentari ci sarà senza dubbio qualcun altro che dirà: “Renata refero”, “all’al di là di ciò che può sembrare…”. Ci sarà chi si loderà e imbroderà con il mitico tunnel dei neutrini e chi evocherà le imprese di Romolo e Remolo. Scivoloni non solo linguistici sempre più frequenti fra i mille e più nostri dipendenti che frequentano Montecitorio e Palazzo Madama. Per non parlare di chi opera in palazzi delle regioni, delle province (finché ci saranno) e dei comuni.  

Certo, sbagliare aggettivi, sostantivi, congiuntivi, modi di dire, espressioni linguistiche non è come rubare, chioseranno in tanti. Però si può anche dire che non è bello essere rappresentati in parlamento da gente che ha scarsa dimestichezza con grammatica e sintassi, che non sa niente di niente neppure del luogo in cui si trova e che spesso è di un’ignoranza abissale.               

E allora insisto a dire che tutti i candidati a qualsiasi carica politica prima di essere accettati in lista dovrebbero essere sottoposti ad un esamino di idoneità. Non presentando master, lauree varie o attestazioni degli studi compiuti (perché certamente qualcuno potrebbe insorgere a difesa di chi non ha potuto studiare o non è stato messo in grado di conseguire qualche titolo) ma sottoponendosi ad una specie di test Invalsi, come quelli che devono sostenere gli studenti delle scuole secondarie.

D’altra parte è mai possibile che si debbano sostenere esami di stato per svolgere una qualsiasi professione e che i parlamentari, quelli che in teoria dovrebbero rappresentare l’Italia nel massimo dei consessi che è il Parlamento, possano arrivare nei palazzi del potere senza neppure aver sostenuto un esamino facile facile? Solo grazie al favore popolare di tanti altri (spesso disperati) come loro?

E’ mai possibile che in parlamento possa arrivare gente che non sa niente della storia d’Italia, niente della Costituzione, neppure quanti sono gli articoli e quali sono quelli più qualificanti, neppure chi l’ha fatta e quando. Che non sappia niente di niente, né dell’Unità (non il giornale, intendiamoci) né della monarchia né della repubblica. Né del fascismo, né del nazismo né della lotta di liberazione.

Gente che non sa quali siano i poteri del Capo dello Stato o le funzioni della Camera e del Senato. Gente che non sa niente di diritto amministrativo o dei regolamenti dei due rami del parlamento.

Gente che arriva alla Camera o al Senato solo perché votata in Rete da parenti, amici o conoscenti, perché portata avanti da compiacenti apparati di partito, gente che arriva all’agognata e molto retribuita poltroncina solo perché ha investito centinaia di migliaia di euro in campagne elettorali spesso un po’ troppo diciamo suadenti. Gente che arriva in Parlamento e che poi per ribattere a critiche e contestazioni sa solo dire “Roma ladrona” o mostrare trionfalmente a tutti un dito medio alzato.

E allora, per concludere, questi parlamentari sottoponiamoli ad un bella prova preparatoria e sottoponiamoli ad una selezione prima di mandarli a decidere i destini di un Paese.

Poi potranno anche essere “brevi e circoncisi” ma potranno sempre dire di avere la coscienza a posto, di avere avuto un lapsus, di  essere arrivati lì dopo aver superato un esamino di Stato. 

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