Ce la farà a cambiare l’Italia il ’68 di Matteo Renzi?
“Vamos Matteo!!!”, “Renzi non ti fermare”, “Matteo vai avanti così…”.
Due giorni fa (con l’abolizione delle Province) il taglio degli stipendi di 3200 politici, ieri la chiusura, fra ambasciate e consolati, di quattro rappresentanze italiane all’estero. E internet, come si dice all’inizio, promuove le decisioni del Premier.
La gente esulta, sembra stare dalla parte del “tagliatore”, del rottamatore, di quello scatenato innovatore che senza guardare in faccia nessuno tenta in tutte le maniere di cambiare verso all’Italia. Non avrei mai sospettato che Renzi oltre che a trovare ampi consensi, riuscisse addirittura a produrre entusiasmi negli elettori, a innescare una specie di tifo da stadio. E invece sembra che sia proprio così, come dimostrano anche gli ultimi sondaggi che premiano il Pd.
Sembra proprio che il taglio delle Province, evento epocale di cui si discuteva da anni (ma in queste ore sottovalutato e sbertucciato, chissà perché, da tanti commentatori e da tanta autorevole stampa) abbia dato il primo vero segnale delle determinate intenzioni di Renzi: che, se qualcuno ancora non l’avesse capito, non sono quelle del vivacchiare, dell’”ora vediamo”, del contrattare con chiunque pesi e misure. Lui non vuol andare avanti a chiacchiere, vuole andare avanti a fatti come un rullo compressore, vuole rovesciare l’Italia come un calzino e nel più breve tempo possibile.
E allora, a vedere Renzi rispondere alla domande puntute della Gruber su La7, a vedere l’appassionata coesione dei giovani e delle giovani che formano il suo governo (il pensiero va alla Boschi, alla Madia, alla Mogherini, a Orlando, a Martina, allo stesso Delrio che ha qualche anno di più e un esercito di figli ma che sembra praticamente un fratello maggiore del premier) penso che si stia vivendo un momento politico che potrebbe segnare la storia di casa nostra.
A qualcuno potrà sembrare un paragone improprio, ma a me, a vedere tutto ciò che sta succedendo ora con Renzi e la sua squadra, è tornato in mente per certi versi ciò che succedeva nel 1968 e negli anni a seguire: quando Renzi non era ancora nato e quando milioni di studenti medi e universitari dettero vita ad un enorme movimento di massa (il movimento studentesco) che attraversò quasi tutti i paesi del mondo e con la sua forte carica di contestazione mise a dura prova la resistenza di governi e sistemi politici. Ottenendo profondi cambiamenti nella società e in ambito scolastico una radicale trasformazione dell’organizzazione e una maggiore partecipazione alla gestione dello stessa.
All’epoca c’erano i “giovani” contro i “vecchi”, c’erano gli studenti (a cui poi si aggiunsero gli operai) contro i professori. C’erano milioni di ragazzi che contestavano duramente l’autorità costituita e chiedevano di cambiare. E c’erano milioni di anziani che per non mollare il potere pretendevano che tutto continuasse come sempre.
Oggi c’è il giovane Renzi e ci sono i suoi giovani ministri contro i “professoroni”, contro i “parrucconi”, contro quelli che, per continuare ad esercitare il loro potere (sindacati compresi) contrastano ogni cambiamento (e che magari sono stati protagonisti del ’68).
Via le Province, presto potrebbe toccare al Senato; e abbastanza velocemente potrebbero essere messi in discussione tutti gli insopportabili privilegi di una casta politica, burocratica e sindacale che l’Italia in crisi non si può più permettere (se vogliamo dire così).
Il ’68 con manifestazioni di piazza, cortei, durissimi scontri, cariche della polizia, feriti e manganellate, fu anche violenza. Oggi per fortuna non è così. I tempi sono cambiati. Accanto a Renzi non ci sono solo giovani pronti politicamente a tutto ma ci sono anche tanti italiani un po’ più anzianotti e più riflessivi animati però dalla stessa voglia di cambiamento. Una pacifica rivoluzione portata avanti dalla fortissima idea di voler chiudere col passato.
Chissà se, quarantasei anni dopo, gli “studenti” e gli anzianotti guidati da Renzi ce la faranno; chissà se il ’14 (2014) potrà incidere su certi aspetti della vita politica e sociale italiana come successe con il ’68. Il movimento studentesco si esprimeva fuori dalle istituzioni, la pacifica rivoluzione di Renzi si svolge all’interno del parlamento. La forza dirompente sembra la stessa.
