L'Italia sulla luna

Agnese Landini, simbolo di un’Italia che ha tanto bisogno di normalità

In  queste ore si farà un gran parlare del Def  (documento di economia e finanza) presentato dal premier Renzi per dare una prima spallata ad una politica vecchia, egoista e inacidita com’è quella che ha governato fino ad oggi l’Italia.

E si farà un gran parlare della spaccatura provocata nel Pd dalla presentazione da parte della sinistra del partito di un ddl sulla riforma del  Senato che è in aperto contrasto con quello presentato dal governo e di cui il Pd guidato da Renzi è, diciamo, primo azionista. Cose che succedono all’interno di un partito dove i dalemiani (o se preferite i cuperliani, visto che si nascondono dietro Cuperlo)  non sanno ancora capacitarsi di tutti gli insuccessi conseguiti fino ad oggi.

Ma io vorrei parlare di un’altra cosa. Vorrei parlare di una fotografia che nei giorni scorsi ha fatto il giro dei giornali di carta e del web. Si tratta di una foto che ritrae una giovane e gentile signora che ha in mano delle camicie incellofanate appena ritirate dalla lavanderia.

Perché la foto è salita gli onori delle cronache? Perché la signora in questione che si chiama Agnese Landini, 37 anni, nata a Firenze, madre di tre figli, insegnante precaria di lettere in un liceo (ora in aspettativa) si trova ad essere la moglie del premier Matteo Renzi.

Il marito è a Roma a provare in tutte le maniere a smantellare le vergogne di un’Italia che negli anni si sono stratificate fino a diventare insopportabili. Lei ha deciso almeno per il momento di restare a Pontassieve, vicino a Firenze, nella casa di sempre, a mandare avanti la baracca familiare. Fatta anche di figli da accudire, da mandare a scuola, di camicie da ritirare dalla lavanderia.

Quella di Agnese Landini con le camicie stirate in mano è un’immagine che racchiude in sé qualcosa di antico e di estremamente vero. La foto della first lady (ma lei non ci tiene per niente ad essere chiamata così) è di una forza incredibile: perché può veramente assurgere ad emblema di un’Italia che al di là di tanti discorsi ha bisogno soprattutto di normalità. Una normalità che sembra essersi persa negli anni.

Una normalità travolta da anni e anni di “Milano da bere”, di “vita smeralda” e poi di “bunga bunga”: un “apparire” estremo di signori, signore e signorine della politica che, se non ha mai avuto ragione di essere, in questi tempi di profonda crisi morale ed economica appare davvero stomachevole.  

Tanti signori prestati alla politica e tante signore prestate ugualmente alla politica (di tutti i partiti) fregandosi di tutto ciò che il paese reale chiede loro, continuano a muoversi tra poltrone retribuitissime, segreterie, auto blu, bouvette, ristoranti alla moda, terrazze romane, feste, inutili dibattiti, talk show, body guard e di tanto in tanto qualche votazione in regione, alla Camera e al Senato.

Agnese Renzi, sempre discretissima nelle poche occasioni pubbliche in cui è apparsa accanto al marito (il giuramento al Quirinale, il discorso di insediamento in Parlamento, l’incontro col Papa) mentre Matteo tenta di rovesciare l’Italia come un calzino, va a ritirare le camicie in lavanderia, come una moglie qualunque, come una ragazza che, mentre il marito è pressato dal compito assunto, si impegna a mandare avanti la famiglia.

Qualche femminista della prima ora potrebbe obiettare: sì ma lei si sacrifica per il marito. Certo. Forse si sacrifica. Ma anche il marito si sta sacrificando per milioni di italiani che vogliono un profondo cambiamento di un Paese ridotto in questa maniera da anni e anni di menefreghismo. Se la signora Agnese si sacrifica sembra farlo con serenità, dolcezza, consapevolezza dei ruoli che in questo momento la storia ha riservato a lei e al marito e grande normalità.

E l’Italia ha tanto bisogno di normalità.  

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