L'Italia sulla luna

Livorno e dintorni: quando il Pd fa di tutto per non farsi votare

Beppe Grillo ha certamente ragione a festeggiare i risultati delle amministrative che hanno consegnato ai 5 Stelle le città di Livorno, Civitavecchia, Bagheria. Senza dubbio è stato un risultato importante: soprattutto per quanto riguarda Livorno dove il “cittadino” Filippo Nogarin è riuscito a mandare in soffitta un po’ di storia. Sì perché la città dove nacque il Pci, dopo quasi settant’anni, per la prima volta  non avrà più come sindaco un esponente della sinistra.

E’ giusto quindi che Grillo festeggi, ma dopo un quarto d’ora di brindisi, pacche sulle spalle e congratulazioni, potrebbe anche smettere. E invece no, è ancora lì a insistere sulla grande vittoria, a insistere con l’hashtag “vinciamopoi”, a lanciare il nuovo slogan in cui definisce il movimento come “un virus inarrestabile”. Qualche volta le vittorie danno alla testa peggio delle sconfitte.

Sì perché ci vuole davvero un bel coraggio a esultare in questa maniera dopo aver perso nemmeno un mese fa alle elezioni europee 40 a 21 (percentuali) contro il Pd dello scatenatissimo Renzi.

La sconfitta del Pd soprattutto a Livorno (città simbolo di tutte le sinistre d’Italia) ha rimesso le cose a posto per quanto riguarda il senso delle elezioni: una cosa sono le europee, una cosa le politiche, un’altra ancora e del tutto diversa le amministrative. Alle europee a Livorno il Pd aveva vinto col 52% dei voti, ora alle amministrative è stato clamorosamente sconfitto.

Sì perché alle amministrative, come tutti sanno, gli elettori sono chiamati a scegliersi il sindaco, un personaggio (uomo o donna) per un verso o per l’altro conosciuto da tutti in tutta la città, sono chiamati ad esprimersi sulle qualità dei candidati sindaci delle varie formazioni in gioco, sono chiamati anche a dare il loro giudizio sulla precedente amministrazione. Un cocktail talvolta esplosivo come dimostra l’effetto Livorno.

A leggere le cronache, a Livorno la precedente amministrazione di sinistra non aveva combinato niente di positivo, il nuovo candidato sindaco non è riuscito a convincere la gente delle sue capacità di rinnovamento, a tutto questo aggiungete che a determinare la sconfitta ha contribuito la solita, inarrestabile spinta al suicidio della sinistra che si è letteralmente spaccata.

Allora, ha ragione Renzi quando, subito dopo la sconfitta livornese, ha detto che non esistono più “rendite di posizione” e che le città bisogna conquistarsele col lavoro e non basandosi su storiche tradizioni. Hanno ragione i responsabili degli Enti locali del Pd che hanno annunciato un urgente e profondo esame di varie situazioni locali per non ritrovarsi più a sorprese come quella avvenuta a Livorno.

Parlo dei risultati delle amministrative con alcuni amici di Viareggio, città disastrata da anni e anni di mala gestione e attualmente in gravissima crisi per una giunta a guida Pd che in un anno di governo non ha combinato niente di niente, suscitando, giorno dopo giorno, lo sdegno di tantissimi cittadini.

Mi dice un amico viareggino: “Il sindaco Betti ha avuto il coraggio, conosciuto l’ottimo risultato conseguito in città dal Pd alle europee, di attribuirsi in parte il merito del risultato per il lavoro svolto dalla sua giunta e per il lavoro svolto dal Pd comunale. Niente di più fasullo. Stai tranquillo che se fra pochi mesi si dovesse andare alle elezioni amministrative succederebbe come a Livorno. Qui, se le cose continuano ad andare avanti così, il Pd incapperebbe in una disfatta da annali”.

Già proprio così. Perché a Livorno, a Viareggio e in tutte le altre realtà italiane quando si va a votare per il sindaco si dà il giudizio sul candidato locale non certo sul premier Renzi e sulla sua bella idea di Pd. 

comments powered by Disqus