L'Italia sulla luna

“American sniper” e il ricordo di Nicola Calipari

Ho visto poche sere fa al cinema “American sniper”, il nuovo film bello e dolente del genio registico di Clint Eastwood. La storia vera di Chris Kyle, glorioso cecchino americano inviato per quattro volte a combattere in Iraq: lui, col suo fucile di precisione, si apposta sui tetti delle case e protegge dall’alto con la sua mira i marines che operano in strada. Spara su chiunque, armato, possa rappresentare un pericolo grave per quei soldati che fanno irruzione nelle case a caccia di terroristi. Col suo fucile e la sua mira pressoché infallibile riesce ad annullare le distanze: può perfino arrivare a colpire un bersaglio distante quasi due chilometri dalla sua postazione.

E’ da quel giorno che non riesco a togliermi dalla mente la vicenda di Nicola Calipari, il funzionario dei servizi segreti italiani ucciso a Baghdad proprio dieci anni fa, la sera del 4 marzo 2005.

Calipari era  a bordo di un’auto, guidata da un altro agente dei servizi, insieme alla giornalista del “Manifesto” Giuliana Sgrena, appena liberata dietro pagamento di un riscatto dai terroristi iracheni che l’avevano sequestrata un mese  prima. L’auto si stava dirigendo verso l’aeroporto della capitale irachena dove c’era un aereo che avrebbe riportato tutti in Italia. Ma quell’auto non arrivò mai all’aeroporto.

A poca distanza da un posto di blocco americano l’auto, scambiata (si dice) per un’autobomba guidata da iracheni,  venne investita da una pioggia di proiettili sparati da un marine (anche se c’è chi sostiene che a sparare furono due armi di calibro diverso). L’autista, da solo sul sedile davanti, non venne colpito, dietro Nicola Calipari venne centrato in pieno alla testa e morì sul colpo, la giornalista fu colpita da una scheggia ad una spalla.

Per fare chiarezza sulla vicenda si sono svolti vari processi con nessun risultato.

Resta solo da aggiungere che Calipari, insignito dal presidente Ciampi della medaglia d’oro al valor militare alla memoria, era parecchio inviso agli americani perché per salvare la vita agli ostaggi era pronto a pagare un riscatto. Una pratica che gli americani consideravano intollerabile dal momento che loro non pagano mai per liberare gli ostaggi.

Chi può dire che quella sera del 4 marzo 2005 Nicola Calipari non sia finito nel mirino di qualche american sniper? 

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