Il patto del Nazareno è saltato, ma l’accordo tra Berlusconi e Renzi regge benissimo
Chissà, forse ho visto troppi film americani o letto troppi gialli Mondadori, ma nessuno mi convincerà mai che Berlusconi abbia veramente rotto col premier Renzi.
Certo, l’anziano ex premier ha avuto parole anche dure nei confronti del patto del Nazareno (quello stipulato con Renzi) e per l’opera del governo. Tipo: “Per come si sta delineando la nuova legge elettorale con una sola camera eletta dal popolo, con il terzo premier non eletto dagli italiani, avvertiamo il rischio che vengano meno le condizioni indispensabili per una vera democrazia che ci si possa avviare verso una deriva autoritaria”.
E ancora: “Non era questo il patto del Nazareno che volevamo, non era questo l’obiettivo che volevamo raggiungere insieme per il bene del Paese”.
E poi: “E’ inaccettabile che il presidente del Consiglio impegni tutti gli sforzi del governo e del parlamento per affrontare leggi certamente di rilievo ma che non hanno urgenza alcuna, stante la drammatica situazione in cui versa il Paese”.
Parole che, ad una prima lettura, non possono che prefigurare un futuro davvero travagliato sia per il cammino spedito delle riforme che per il Paese che sta tentando di uscire dalla crisi.
E certamente, con queste parole il leader di Forza Italia non può che aver sancito la fine del patto del Nazareno che aveva concordato col giovane Matteo tredici mesi fa nella sede romana del Pd.
Ma secondo me e secondo tutti i film americani che ho visto e tutti i gialli che ho letto se è finito il patto del Nazareno non è certamente tramontato il patto tra generazioni diverse che lega Berlusconi a Renzi. Uno quarantenne, l’altro con un’età quasi doppia legati da un comune obiettivo: quello delle riforme. Quelle riforme che a Berlusconi non sono mai riuscite. E che Renzi tenta di portare in porto insieme a tutti quelli che ci stanno, a partire dall’opposizione.
Come in un giallo, ci sono vari indizi che fanno pensare che l’accordo fra Berlusconi e Renzi sia ancora saldamente valido, anche se in maniera non certo palese.
Berlusconi, se davvero aveva intenzione di rompere, poteva farlo mesi fa, prima che si votasse a Palazzo Madama la trasformazione del Senato, prima che l’Italicum, la nuova legge elettorale, venisse approvata alla Camera; poteva farlo prima dell’elezione di Mattarella alla presidenza della Repubblica (un’elezione decisa in maniera risoluta da Renzi).
Insomma se avesse voluto Berlusconi avrebbe potuto rompere in qualsiasi altro momento del governo Renzi. Invece ha “rotto”, per così dire, solo ora, a cose (quasi) avvenute; ha “rotto” quando il governo di Renzi si è ulteriormente rafforzato con l’arrivo di otto parlamentari di Scelta Civica, con l’arrivo quasi certo di alcuni transfughi dal M5S, con l’intenzione di tanti “responsabili” (alcuni anche di Forza Italia) di dare coi loro voti un ulteriore aiuto all’opera del governo di Renzi.
E allora perché Berlusconi ora ha dovuto offrire a tutti la certezza di aver rotto con Renzi?
Perché aveva da placare la voglia di sangue di nani e ballerine (definizione data da Verdini) che popolano la sua corte e che, finiti in un drammatico cono d’ombra, da sempre sono stati gelosi del rapporto preferenziale instaurato dal Cavaliere col giovane Matteo.
Perché aveva da placare le insistenti ambizioni centrifughe di Raffele Fitto, l’europarlamentare, già governatore della Puglia, a cui piacerebbe tanto essere il Renzi della destra. Perché, infine le elezioni regionali sono vicine e Forza Italia non si può certo presentare agli elettori così appiattita sul presidente del consiglio nonché segretario del Pd (e in questa ottica rientra l’accordo concluso poche ore fa da Berlusconi con il leader della Lega Salvini per una possibile alleanza alle regionali).
Così Berlusconi può fare il suo proclama elettorale: “Lavorerò con rinnovato impegno perché il centrodestra possa ritornare unito e possa offrire al Paese quelle urgenti soluzioni che finché ho avuto l’onore di presiedere il governo avevano garantito agli italiani più benessere, più sicurezza, più libertà”.
Ma può anche mandare a dire al premier: “Non accetteremo più tutto: voteremo le riforme se sono positive per il Paese”. Parole che, se lette in una certa maniera, non suonano certo come una chiusura definitiva nei confronti di Renzi.
Diciamolo: Berlusconi è troppo intelligente per essere messo alle strette da un Brunetta o un Fitto qualsiasi. E come sempre si può permettere il lusso di darla ad intendere a tutti.
Anche perché se fosse vero tutto ciò che ha detto, se fosse vero che ha rotto in maniera definitiva con Renzi, sarebbe come ammettere che, col patto del Nazareno, sarebbe stato bellamente fregato dal giovane Matteo. E Berlusconi ammetterebbe mai una cosa del genere? Berlusconi è forse un tipino che si può mettere nel mezzo così facilmente? Non scherziamo e guardiamo cosa riserverà il tacito accordo generazionale.
