L'Italia sulla luna

Ma che ne sa Cuperlo di leadership?

“Ti manca la statura del leader anche se coltivi l’arroganza del capo”.

Parole come macigni, si sarebbe detto una volta. Macigni ancora più pesanti se si pensa che quelle parole non sono state pronunciate da un esponente politico contro un avversario politico, ma sono state pronunciate (come in questo caso) da un esponente politico contro un altro esponete politico che guarda caso è un compagno di partito e che per di più è il segretario del partito in cui il lanciatore di macigni milita.

Tutto questo, come tanti sanno da varie ore, è successo ieri alla direzione del Pd riunitasi a Roma. L’assaltatore risponde al nome di Gianni Cuperlo, bersaglio delle parole come macigni Matteo Renzi, segretario nazionale del partito nonché presidente del consiglio di un governo in cui il Pd è ampiamente rappresentato.

Ed è così che il Pd è ancora una volta andato a finire, per farsi sbeffeggiare, sui giornali e sui tg di tutta Italia.

Al di là del contendere fra Cuperlo e Renzi che ormai si protrae da più di due anni, da quando cioè Renzi è diventato prima segretario nazionale del Pd poi premier, può un partito continuare ad offrire una tale immagine di sé, in vista anche delle prossime consultazioni elettorali che, messe in fila, sono il referendum sulle trivellazioni, le amministrative in alcune importantissime città (Milano, Roma e Napoli tanto per citarne alcune) e il determinante referendum sulle riforme che si svolgerà in autunno?

Ed ancora. Può uno dei capetti della risicata minoranza interna (la relazione di Renzi alla fine è stata approvata con 98 voti favorevoli e 13 contrari) portare un attacco così violento nei confronti del proprio segretario? Nei confronti di chi, da due anni a questa parte, tenta con ogni mezzo di far uscire l’Italia da una palude in cui un certo partito Pci, Pds, Ds, Pd ha pure fattivamente contribuito a farla finire?

Ed ancora. Può un certo Gianni Cuperlo (triestino, del 1961, iscrizione al Pci nel 1988) che fra i suoi massimi successi professionali può annoverare quello di essere stato l’ultimo segretario della Fgci e (su benevola offerta di Renzi medesimo) presidente per poco più di un mese del Partito Democratico accusare Renzi di non avere la statura del leader? Ora se una cosa del genere l’avesse detta una figura storica del centrosinistra (il primo nome che mi viene in mente è quello di Prodi) uno potrebbe anche farci un pensierino. Detta da Cuperlo fa oggettivamente sorridere.

E ancora. Può Gianni Cuperlo, che oltretutto non è nemmeno il leader della minoranza Pd, dal momento che il ruolo se lo stanno giocando fra Speranza, Bersani e lui stesso, accusare Renzi di coltivare l’arroganza del capo? Non credo. Anche perché Cuperlo i vari aspetti dell’arroganza, l’arroganza vera, li dovrebbe conoscere bene e averli sperimentati bene in prima persona dal momento che era ed è tuttora il delfino di Massimo D’Alema, l’ex leader Maximo rottamato da Renzi.

Una cosa viene ancora da chiedersi: fino a quando possono restare sotto lo stesso tetto due separati, uno dei quali invece di lavare i panni in famiglia continua un giorno sì e l’altro pure a tirare dei macigni mediatici capaci di mandare in rovina un intero palazzo? E per finire: fino a quando Cuperlo continuerà a restare nel Pd?

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