Quando in farmacia entra un evasore fiscale
Voi non ci crederete ma proprio pochi giorni fa ho avuto la ventura di conoscere un evasore fiscale.
Sì proprio uno di quelli che giornali e tv si ostinano a definire “furbetti” e che io continuo a chiamare ladri. Uno di quelli che, col loro comportamento (etico e fiscale) hanno contribuito parecchio (e contribuiscono tuttora) a far precipitare l’Italia nella crisi in cui si trova attualmente, uno di quelli che con il loro lavoro e l’assoluta indisponibilità a emettere fatture danno un bell’impulso a far lievitare l’evasione fiscale nel nostro Paese ad oltre 120 miliardi di euro l’anno. Uno di quelli che con le loro false autocertificazioni riescono a fregare tanto futuro a tanti giovani e tanto passato a tanti pensionati.
Direte voi: ma come, non aveva mai intravisto un evasore in vita sua? Eppure basterebbe guardarsi intorno ogni giorno per rendersi conto di quanti ce ne siano in giro. Da quello che non ti dà lo scontrino dopo aver preso il caffè della mattina al medico che ti visita e non ti dà la ricevuta.
E’ vero, però non mi ero mai trovato davanti ad una figura di evasore così plateale.
Vi chiederete dove, in quale luogo, abbia incrociato un esemplare del genere della nostra società. Un albergo, un ristorante, un centro massaggi, un bar, una concessionaria di auto, un treno?
Nulla di tutto questo. Ho incrociato il tipo in questione semplicemente in una farmacia, un luogo che, dall’introduzione dei ticket sui medicinali, è diventato (in barba ad ogni minima forma di privacy) una sorta di ufficio di Equitalia.
Sono in fila dietro a lui. E’ un giorno prefestivo e come, in ogni prefestivo che si rispetti, e come hanno insegnato una pletora di film americani, il personaggio in questione veste molto casual.
Sneakers “molto” firmate, così come molto firmato è l’elegante spezzato fitness che indossa: pantalone blu e giubbotto bianco. In testa, immancabilmente appoggiati sulla fronte, occhiali da sole, di quelli che da soli costano quanto la metà di una pensione minima.
L’individuo in questione chiede un medicinale presentando una ricetta. Il farmacista la prende ed a voce alta, davanti a tutti gli altri clienti in attesa, chiede: “Scusi, bisogna che mi dica in quale fascia di reddito rientra”. E lui, l’immarcescibile, dotato pure di quasi certamente finto Rolex al polso, dopo aver consultato una apposita tabella appoggiata sul bancone, risponde: “Meno di trentaseimila”.
E il farmacista, forse incredulo davanti a tutte quelle “firme” che ha davanti agli occhi: “Meno di trentaseimila ha detto”? “Sì meno di trentaseimila” ribadisce quello che giornali e tv continueranno chissà per quanto a definire “furbetto”. Il ladruncolo paga, prende il medicinale e se ne va.
Lo seguo con lo sguardo mentre si avvia ad un parcheggio. Sono proprio curioso di vedere su quale macchina può salire questo impenitente che dichiara meno di trentaseimila all’anno, firmato da capo a piedi, che, anche in farmacia, frega me e un’infinità di altri italiani che pagano fino all’ultimo centesimo di tasse.
Avrei potuto scommetterci la casa gravata da Imu: ad attendere il rivoltante “furbetto” ecco un prepotente Suv bianco (fa pendant col giubbotto) anch’esso di grande firma.
Fine della storia.
Due domande.
Quand’è che lo Stato, il governo Monti e chi più ne ha più ne metta comincerà a far pagare le tasse per intero anche a questi ladri della società?
Quand’è che le farmacie smetteranno di essere succursali dell’Agenzia delle entrate? Ci sarà pure un altro sistema per dichiarare la propria fascia di reddito e pagare il corrispondente ticket senza bisogno di mettere in piazza il proprio “status”?
Monti e i suoi prof. riusciranno a inventarlo?
