Maroni, che delusione: da ministro dell’Interno a barbaro sobillatore
Ebbene sì, capita a tutti di dover ammettere un errore (uno degli infiniti errori che uno può fare nella vita). E il mio, almeno quello più recente, è di aver riposto la mia fiducia “politica” in Roberto Maroni.
Lo consideravo il “leghista dal volto umano”, uno dei pochi presentabili di quella banda di nordisti che ce l’hanno con l’Unità d’Italia e con Roma ladrona. Sempre pronti all’invettiva, all’insulto, all’indipendenza da non si sa cosa.
Mi sembrava un uomo misurato e piuttosto sensibile (date anche le sue qualità musicali). Pensavo che fosse il trait d’union fra la Lega del becerume e quella un po’ più colta che magari ha avuto modo di sfogliare qualche pagina degli scritti di Cattaneo.
Pensavo questo. E giudicavo buono anche il lavoro svolto da Maroni nella sua qualità di ministro dell’Interno. Grandi risultati nella lotta alla criminalità organizzata, mai sbruffone, mai esaltato, uno solido con i piedi per terra.
Mi sembrava tutto questo e pensavo che Maroni potesse avere un bel futuro politico sia a livello leghista (una volta fatto un bel repulisti) sia a livello nazionale.
Niente di tutto questo mi si sta proponendo davanti agli occhi da quando la Lega è all’opposizione e da quando il partito è finito nel mare procelloso degli scandali legati all’impiego dei fondi pubblici ricevuti dallo Stato.
E’ dalla sera delle scope svoltasi a Bergamo subito dopo che Bossi (toccato da vicino dalle polemiche) aveva fatto un mezzo passo indietro lasciando l’incarico di segretario e assumendo quello di presidente del partito che sto assistendo alle acrobazie dell’ex ministro.
E’ da quella sera che Maroni, con la scopa in mano, promette (dopo le dimissioni del tesoriere Belsito) una pulizia totale all’interno del partito “senza guardare in faccia nessuno”. E poi cosa ha fatto? Ha sì fatto espellere dal movimento una pasionaria senatrice fino a quel momento molto legata al Capo, ma poi, almeno fino a questo momento, si è limitato a far licenziare un paio di autisti rei di aver raccontato un po’ di marachelle (ma che marachelle) legate ai loro autotrasportati.
Ed è sempre da quella sera delle scope che il triumviro Maroni, nella sua mente sempre più vicino alla guida del partito (che, sempre nella sua mente, potrebbe essere decretata dal prossimo congresso federale) parla in continuazione all’imbelvito popolo leghista di indipendenza, è da quella sera che accende gli animi, che cerca coi proclami di far dimenticare ai militanti furiosi le magagne di un partito che, alle prossime elezioni, rischia il naufragio.
Ora è mai possibile che un ex ministro dell’Interno, anche se solo per assecondare i fervori più estremi dei leghisti, possa parlare di indipendenza del Nord? Uno che ha giurato solo pochi anni fa nelle mani del presidente Napolitano, uno che, nello svolgimento del suo ruolo di ministro dell’Interno, ha sempre dato ad intendere di credere nella Repubblica italiana una e indivisibile? Roba da non credere.
Ma non è finita. Perché lo stesso ex ministro dell’Interno ora alla testa dei barbari sognanti si sta dando una sacco da fare per convincere i sindaci del Nord a non far pagare l’Imu, la tassa sulla casa reintrodotta dal governo Monti. Un ex ministro che spinge alla disobbedienza civile. Davvero vergognoso un comportamento del genere. E c’è davvero da chiedersi cosa abbiano fatto di male gli italiani per ritrovarsi in posti chiave dello Stato dei personaggi del genere.
Chiediamocelo e stiamo a vedere come andrà a finire questa vicenda.
Una vicenda che per Maroni si sta complicando anche sul piano interno: sì perché proprio ieri Umberto Bossi ha fatto sapere che al prossimo congresso federale potrebbe anche ripresentarsi come candidato alla segreteria del partito. Relegando così un’altra volta in seconda fila il barbaro sognante che avrebbe voluto farsi re. Svegliando dai sogni di gloria il propugnatore di pulizie varie fermatesi subito in avvio, sulla soglia della villa del Senatùr, il fautore dell’indipendenza della Padania e della disobbedienza civile.
C’è davvero da chiedersi quale sia il vero Maroni: l’ex ministro dell’Interno, il capopolo di ora, l’aspirante leader che si fa fregare sempre dal quel volpone del suo Capo.
Chiediamocelo. Ma non sforziamoci troppo per capire, non ne vale la pena.
