Ma Ljajic e tantissimi altri ragazzi come lui sanno cos’è il “rispetto”?
Ora che la missione è compiuta e, come tifoso, mi sento molto più tranquillo (Fiorentina salva con una giornata d’anticipo) vorrei anch’io dire la mia sulla vicenda Delio Rossi-Ljajic.
E devo dire che mi ritrovo assolutamente nelle parole dette dallo stesso (ex) allenatore della Fiorentina poche ore dopo l’episodio avvenuto durante la partita col Novara. Con Delio che tenta di allungare un paio di ceffoni all’indisponente ragazzotto che non aveva accettato la sostituzione e che, uscendo dal campo, lo aveva sfottuto e offeso.
Dice Delio, per tutti uomo mite e per bene: “Ho sbagliato e chiedo scusa. Un gesto deprecabile ma umanamente giustificabile”. Tanto più giustificabile, aggiungo io, se veramente come si sta dicendo da più parti il giocatore ha rivolto pesanti ingiurie nei confronti di qualche stretto familiare dell’allenatore.
Ha detto ancora Rossi: “Sono pentito ma ho sentito anche troppi falsi moralisti”.
Ed effettivamente, subito dopo la mezza rissa sfiorata al Franchi, tantissimi di quelli che negli Usa vengono indicati come opinion-maker, si sono scagliati contro la reazione dell’allenatore della Fiorentina. Dicendo che era una vergona, che questo non si fa, che la testa deve rimanere sempre a posto, che il fair play ecc, ecc, ecc. Un fiume di parole veramente esagerate.
Perché in mezzo a tante parole e in mezzo a tante critiche rivolte all’uomo che si era risentito per le offese rivolte alla sua famiglia, mi sarebbe piaciuto sentire qualcosa anche a proposito del comportamento di Ljajic, un ragazzetto che guadagna come un nababbo, che non ha mai messo cuore nelle partite giocate, che pensa di essere Maradona ed è solo uno che deve ancora tanto imparare, perché per ora è solo un aspirante talento.
Insomma, mi sarebbe piaciuto sentire qualcosa di molto più incisivo sul comportamento tenuto dal giocatore.
Ma mi sarebbe piaciuto se l’episodio avesse avviato sui vari tipi di media un profonda riflessione sui ragazzi di oggi.
Prendete Ljajic, prendete Balotelli, un altro squinternato, prendete altri ragazzi strapagati per fare i professionisti, che in campo danno spinte all’arbitro, fanno i furbi, menano gli avversari senza alcun rispetto, mandano a quel paese l’allenatore tutte le volte che pensano di aver subito un torto.
Ma prendete anche tanti altri ragazzi che non sono né giocatori di professione né miliardari, che sono comunissimi ragazzi di tutti i giorni e che spesso non hanno la minima idea di cosa significhi rispetto per le persone con cui si devono confrontare.
Siete mai stati in una classe di qualche scuola per osservare l’andamento di una lezione? Peccato perché fra telefonini, messaggi, chiacchiere, confusione, risate ed altro potreste farvi un’idea seppur pallida di ciò che vuol dire fare il professore oggi. Professori alle prese con ragazzi maleducati che non studiano e che sono di un’ignoranza abissale, con genitori che difendono sempre e comunque il pargolo qualunque cosa faccia, con presidi che sono contro le bocciature perché sennò la scuola perde iscritti.
Siete mai stati su un autobus? Se sì, avete visto molti ragazzotti che si alzano dal loro posto per cederlo magari ad un anziano malmesso? Vi è mai capitato di assistere alle telefonate in diretta di questi ragazzotti che parlano in autobus come se fossero chiusi da soli nel loro bagno?
Da quanto tempo non siete andati in una discoteca, dove spessissimo o per i fumi dell’alcol o per qualche pasticchetta o altro si cerca un pretesto qualsiasi per fare una bella rissa (e ogni tanto spunta anche qualche coltello).
E le famiglie, oltre a dargli i soldi e a giustificarli sempre e comunque, cosa fanno per dare a questi ragazzi un senso di responsabilità, un senso di rispetto nei riguardi del prossimo, un senso del dovere? A insegnargli che non esistono solo i telefonini, le play station, gli abiti firmati, le scarpe come quelle di Cristiano Ronaldo. A insegnargli che quelli che vanno al Grande Fratello non sono dei ganzi che diventeranno famosi, ma solo degli sfigati che cercano di vincere alla lotteria del quarto d’ora di celebrità.
Quante famiglie faranno questa opera di convincimento? Ben poche suppongo. Altrimenti in giro ci sarebbe molta più civiltà.
Ecco mi sarebbe piaciuto, sempre nell’ambito della vicenda Rossi, leggere queste belle cose: sentire, sulla gioventù di oggi e sui pericoli che corre se non ci si mette mano, il parere di professori, di pedagoghi, di religiosi, quelli che ancora negli oratori cercano di supplire alle carenze della famiglia.
Ma niente di tutto questo. Era più facile dire tout court che Rossi ha sbagliato e basta. Ma non la pensa così la maggior parte della gente comune richiesta di un parere. Immaginate solo che fra tutti i lettori dell’edizione on line de “La Nazione” che hanno risposto ad un sondaggio in proposito, il 91 per cento sta dalla parte dell’ex allenatore della Fiorentina.
Come dire che ci sono tantissime persone (e io fra queste) che pensano che ogni tanto un ceffone non fa male a nessuno. Così come non ha mai fatto male a nessuno in passato. Un passato forse non ancora inquinato dallo slogan “vietato vietare” che più deleterio per la società non poteva essere.
