L'Italia sulla luna

Nel caos partiti e possibili alleanze. Continuiamo a tenerci stretto il professor Monti

Chiunque si imbatta, in questi giorni, nelle cronache marziane del teatrino della politica non può che rimanere sconcertato. O, come ama dire spesso Benigni, “addiacciato”. E non sto parlando del dibattito che i partiti stanno imbastendo su quali devono essere i particolari della legge elettorale con cui si andrà a votare nella primavera del prossimo anno (nessuno ancora ci ha capito nulla), quanto per ciò che sta succedendo all’interno stesso dei partiti.
Prendete ad esempio il Pdl. Lancinato fra chi vede come una iattura il desiderio di Berlusconi di ripresentarsi alle elezioni come candidato premier, fra chi lo vedrebbe bene solo come presidente del Milan e chi è invece (apparentemente?) felice del ritorno in campo del guerriero. Squassato (il Pdl) fra forzisti della prima ora ed ex An che hanno paura di essere fagocitati da possibili nuovi protetti del Cavaliere. Messo in subbuglio (il Pdl) da chi si culla nel sogno della rivoluzione liberale (sempre promessa da almeno venti anni, mai avvenuta) e da chi invece vorrebbe seguire la strada dei moderati cattolici o da chi culla sogni di gloria da primadonna.
Per quanto riguarda alleanze per le future elezioni Il Pdl, che da solo non andrebbe da nessuna parte, sembra guardare ancora verso la Lega. Ma Maroni nuovo segretario leghista non vuol sentir parlare di Berlusconi mentre di Alfano (segretario ad personam del partito) sì. Un bel problema davvero.
Il Pdl potrebbe guardare anche nella direzione di Casini ma il leader dell’Udc ha già fatto intendere che con l’ingombrante presenza di Berlusconi in campo, non prende in considerazione neanche l’idea di andare a prendere un caffè insieme. Altro che alleanza.
Se il Pdl è in questi guai, non sta meglio il Pd, anche se all’apparenza mostra più sicurezza. Perché si sa, il partito ha due anime, quella progressista e quella cattolica, e le due anime (come è successo anche di recente) spesso vanno a cozzare fragorosamente. E non basta. Perché all’interno dell’ala progressista ci sono correnti (dalemiani, veltroniani e soprattutto renziani) che rischiano davvero di farsi male.
Immaginatevi un po’ che clima si deve respirare nel Pd. Per quanto riguarda le alleanze, il partito di Bersani guarda con benevolenza e schizofrenia dalle parti dell’Udc, di Sel e fino a poco tempo fa all’Idv di Di Pietro.
Ma anche in questa situazione ci sono un’infinità di incognite: perché il cattolico Casini non vuol avere niente a che vedere col “pasionario” Vendola né con lo scatenato ex magistrato. Davvero un bel problema anche questo per il povero Bersani che, pure lui, senza alleati di un certo peso, resterebbe in mezzo al guado dei risultati elettorali dopo aver assaporato per mesi e mesi il piacere della rivincita e della vittoria.
Dell’Udc si è detto, un occhio ai moderati del Pdl e un occhio al Pd (soprattutto ai cattolici del partito). Un’unione anche questa (Pd- Udc) che potrebbe essere sempre sul ciglio del baratro: forse non potrebbero mai essere messe sul tavolo del dibattito questioni legate all’etica, alla religione, ai diritti civili dei gay, al testamento biologico, alle decisioni sul fine vita.
L’Idv di Di Pietro sembrava aver raggiunto il massimo della quadra (come direbbero i leghisti) con la foto di Vasto dove sorridevano abbracciati Bersani, lo stesso Di Pietro e Vendola. Ma quella foto è già vecchia.
Si è messo di traverso Casini col peso del suo elettorato e lo stesso Di Pietro, con i continui attacchi al premier Monti e al presidente Napolitano, si è posto praticamente fuori gioco del Partito Democratico.
Ha auspicato un’ alleanza alternativa con la Sel di Vendola e il Movimento Cinque Stelle di Grillo. Vendola, davanti all’offerta di Di Pietro, è rimasto freddissimo, Grillo ha fatto sapere che non farà alleanze con nessuno. Come se, poveretto, nonostante le grandissime simpatie che riscuote, potesse vincere e governare da solo un Paese come l’Italia.
Ecco questa è la situazione in cui si trova attualmente l’Italia che, grazie all’impegno del professor Monti e dei suoi tecnici, sta tentando faticosamente di vedere un po’ di luce in fondo al tunnel della crisi.
Qualcuno, di fronte a queste brevissime considerazioni, potrebbe obiettare che ciò che ho scritto è tutto saputo e risaputo.
E’ vero, ma il ripasso qualche volta può anche fare bene. Perché io tremo all’idea che da quel caos politico cui ho accennato e che sta attraversando i partiti più importanti del nostro parlamento, possa uscire il prossimo anno un qualsiasi governo. Tremo all’idea di poter assistere a ammucchiate ideologiche pronte a spaccarsi ogni giorno su un argomento diverso. Mi spaventa l’idea di tornare a vedere (come è purtroppo successo) ministri pronti a scendere in piazza per contestare il governo di cui essi stessi fanno (facevano) parte. Ricordate?
E allora se in questo momento i partiti sono nel caos, sono nella confusione mentale più acuta, invece di stare a scervellarsi su pazzesche alchimie da applicare alla legge elettorale, invece di sbizzarrirsi sul puzzle di impossibili alleanze, sarebbe meglio che studiassero il sistema per lasciare il professor Monti per parecchio altro tempo ancora a Palazzo Chigi.
I partiti, tutti i partiti, prima dovrebbero lasciare a Monti il tempo di rimettere in sesto il sistema Italia. Solo allora, potrebbero (se proprio lo vogliono) tornare sul ponte di comando e ricominciare a guastare i conti del nostro Paese.

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