L'Italia sulla luna

Ma davvero non si può fare a meno di una vecchia classe politica rissosa e inconcludente?

Ieri sera, a “8 e Mezzo”, che arriva subito dopo il tg de La7, ho seguito un po’ del grande sfogo di Pierluigi Bersani, segretario del Pd, partito dilaniato da mille problemi, il primo dei quali si chiama Matteo Renzi.
In telegiornali vari ho assistito ad accorate dichiarazioni di leader di quello che una volta sarebbe stato indicato come l’arco costituzionale: da Casini a Vendola, da Alfano a Di Pietro a Maroni a D’Alema. Con qualche corsara incursione di Cicchitto, Gasparri, Buttiglione e compagnia cantando.
Ecco, mi chiedevo mentre ascoltavo noiosamente tutte le elucubrazioni di tali personaggi, ma davvero l’Italia ha bisogno di questa gente che da mesi e mesi sta discutendo su come fare la legge elettorale con la quale si dovrebbe andare a votare nella primavera prossima?
Ma davvero l’Italia ha bisogno in questi tempi drammatici di questi inconcludenti protagonisti della scena politica italiana che hanno determinato per anni e anni la vita degli italiani fino a portarli sull’orlo dell’abisso?
Tutti, da Bersani ad Alfano (in attesa che Berlusconi si decida finalmente a far conoscere il suo offuscato pensiero se ridiscendere o meno in campo) hanno una immensa voglia di tornare alla grande ribalta, di tornare a governare dopo aver archiviato l’esperienza col premier Monti.
Dicono tutti con grande enfasi che la parola, dopo la parentesi dei tecnici, deve tornare alla politica e soprattutto (vogliono sottintendere) ai politici. E tutti lì a dilungarsi pateticamente sul concetto di Costituzione, di elezioni, di democrazia, del voto del popolo, del ritorno alla normalità dopo la parentesi del governo tecnico.
Insomma tutti spingono in queste ore per tornare al potere, per poter tutti i giorni tornare ad ammorbare l’aria coi loro discorsi e i loro distinguo. E perché lo fanno? Perché sanno benissimo che più passa il tempo più gli italiani potrebbero assuefarsi alla gentile e compita figura del professor Monti a cui il presidente Napolitano (con i partiti che in parlamento devono fornire il loro appoggio da grande coalizione) ha delegato la risoluzione dei drammi più impellenti della nostra nazione. E questo per tutti i leader politici (eccetto forse che per Casini, la mente più lucida di questi mesi) non può che rappresentare un gravissimo danno politico.
Se gli elettori si accorgono di poter fare benissimo a meno dei politici ormai usurati dalla tradizione parlamentare, che fine possono fare Bersani, Alfano e amici cari? Tornare a fare i medici, gli avvocati, gli insegnanti, i commercialisti? Dio ci scampi e ci liberi.
Le preoccupazioni dei leader della politica sono smaccatamente evidenti.
Ma sono evidenti anche le domande della gente che dovrebbe andare a votare. Domande tipo: possiamo fare a meno per un altro po’ di tempo di questi politici e delle loro risse? La risposta non può che essere sì. Possiamo fare a meno per un altro po’ di tempo di questa classe politica che ha portato l’Italia quasi alla rovina? La risposta anche in questo caso non può che essere affermativa. E ancora: che fine avrebbe fatto l’Italia in questi mesi di tempesta economica se le sue sorti fossero state affidate non a un tecnico illuminato come Monti ma a politici qualsiasi che in sei mesi non sono riusciti a mettersi d’accordo su uno straccio di legge elettorale? Altro che Grecia. Con Bersani e Alfano (decidete voi chi alla maggioranza e chi all’opposizione) l’Italia oggi sarebbe ridotta ai livelli del Mali.
E allora cari politici continuate a scannarvi all’interno del vostro partito e su questioni come la legge elettorale, ma non infastidite più di tanto gli italiani che già sono costretti (per colpa vostra, dal momento che vi esibite in parlamento da un’infinità di anni) a pagare in maniera massiccia per tutto ciò che voi non siete stati in gradi di risolvere.
E soprattutto attenzione a dannarvi tanto per le elezioni e per mettere da parte il professor Monti: perché le prossime elezioni potrebbero davvero rivelarsi uno tsunami per buona parte della classe politica che (mal) rappresentate.

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