L'Italia sulla luna

Il perfido gioco di Berlusconi: simpatizza con Renzi per fargli perdere le primarie

“Renzi? Ha le nostre stesse idee. Se vince le primarie si verifica questo miracolo: il Pd diventa finalmente un partito socialdemocratico”.
Parole di Berlusconi, crepuscolare leader del centrodestra che non ha ancora deciso se ridiscendere in campo alle prossime elezioni (dopo le dimissioni da premier date nel novembre scorso) o seguire dalla panchina la partita che si giocherà in primavera.
Parole di stima quelle dell’ex premier a proposito del sindaco di Firenze, che hanno innescato soprattutto una domanda (perché lo fa?) e mille congetture. Ne ho lette tante ed ho ascoltato autorevoli commentatori. La spiegazione più accreditata è che il Cavaliere con quell’uscita abbia voluto dare un bel contributo alla spaccatura del Pd.
Forse avrò letto troppi libri gialli, forse avrò visto troppi film americani ma io (e penso non di non essere certo solo) ho un’altra idea.
Che con quell’apprezzamento il Cavaliere abbia voluto velenosamente mettere in difficoltà il giovane sindaco che scalpita per presentarsi alle primarie del Pd, vincerle e quindi presentarsi allo scontro con l’avversario del centrodestra per guidare il Paese.
E’ chiaro, come se fosse il copione di un film, il tentativo di Berlusconi: delegittimare con le sue “affettuose” parole il sindaco Firenze e fargli perdere un po’ di consensi a sinistra. Far sì che molti fan comincino a guardare al rampante Matteo con occhi diversi: uno di cui cominciare a diffidare perché troppo simpatico e troppo apprezzato dallo scafatissimo Berlusconi.
E seguendo la trama del film è fin troppo chiaro l’obiettivo finale del Cavaliere di Arcore: quello di far perdere le primarie del Pd a Renzi e farle vincere all’attuale segretario dei democratici Bersani.
E perché tutto questo? Perché secondo me (ma altri la pensano nella stessa maniera) l’unica possibilità che Berlusconi avrebbe di poter vincere le elezioni (se decidesse di rimettersi in gioco) sarebbe quella di confrontarsi con Bersani.
Il segretario del Pd ha molti anni meno (quindici) dell’ex presidente del Consiglio, ma potrebbe essere comunque un confronto equilibrato: si scontrerebbero due politici di lungo corso, due rappresentanti della vecchia e obsoleta classe politica, due protagonisti della vita pubblica italiana piuttosto logorati entrambi da annose vicende, due leader fiaccati da tante battaglie.
E questo potrebbe essere uno scenario interessante per il cavalier Berlusconi.
Mettete invece se a scontrarsi col Cavaliere nelle piazze televisive dovesse essere lo scatenato e aitante Matteo Renzi: un giovane contro un anziano, un neanche quarantenne brillante, alto e piacente contro un ultrasettantenne che mostra ormai il peso degli anni, un politico vitalissimo e uno che va avanti con slogan usurati. In una sfida del genere per Cavaliere non ci sarebbe storia, sarebbe destinato ad una sconfitta clamorosa.
Dirà qualcuno che tutto questo sarebbe dovuto alla deprecabile politica dell’immagine che non ha niente a che vedere coi reali bisogni del Paese. Sì certo, ma ad inventare questo tipo di politica ad effetto non sono stati certo Andreotti o Berlinguer. Ad inventarla è stato proprio il Cavalier Berlusconi.
Ultima domanda: ma Berlusconi quando scioglierà la riserva di ricandidarsi o meno? Secondo me dopo le primarie del Pd. Nel frattempo continuerà a “simpatizzare” per il sindaco Renzi.

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