Lazio-gate: la Casta fa finta di nulla ma affonderà lo stesso
All’indomani del Lazio-gate, con le inevitabili e vergognosamente in ritardo dimissioni della governatrice della regione Polverini (la stessa che alle feste del peperoncino ci andava con l’elicottero della protezione civile) quello che mi colpisce di più non sono le giustificazioni e gli intenti futuri di questo e quello (della stessa Polverini, di Batman-Fiorito, di Ulisse-De Romanis) ma è l’atteggiamento dei partiti. Tutti più o meno coinvolti (perché in queste ore al centro delle indagini della guardia di Finanza ci sono anche altre regioni oltre al Lazio) nello sport per loro più affascinante: quello di dilapidare milioni e milioni di denaro pubblico in spese più che voluttuarie davvero offensive.
“Maestà (è il celebre aneddoto di Maria Antonietta poco tempo prima di essere ghigliottinata) il popolo è in rivolta, il pane è finito”. E lei: “Se il pane è finito che mangino delle brioches”.
“ ‘A Batman, le fabbriche stanno a chiude’, li operai so’ disperati, so’ allo stremo, che famo?”. Che famo, che famo? Facile dirlo. Famo qualche bella festa con ostriche, champagne, dei dell’Olimpo, consoli romani, ninfe e ninfette, centurioni e asini, Suv, gioielli e porchetta. Diamoje panem e circenses come se diceva na’ vorta. Tanto quarcuno paga, quarcuno ha da paga’.
Mi immagino che siano stati questi tanti discorsi delle eleganti feste (come le cene di un tempo di Berlusconi) organizzate dal Pdl della regione Lazio. Immagino magnate e risate a crepapelle, risate e magnate. Fino alla rovina di queste ore.
Ebbene dicevo, davanti a questo sfascio totale, difronte a queste macerie etiche e morali, difronte a questo sputtanamento totale delle istituzioni non ho ancora visto o sentito una presa di posizione seria e unitaria dei partiti.
Certo, qualche voce s’è levata (quella di Di Pietro) contro l’andazzo delle cose, ma la Casta, la famigerata Casta, per il momento continua a fare finta di niente.
Come se fossero affari non suoi, come se qualcun altro si dovesse accollare l’onore di far pulizia, come se questi scandali non la riguardassero appieno, come se aspettasse l’arrivo di una nuova ondata della magistratura (Mani Pulite 2) a fare piazza pulita.
In queste ore frenetiche dopo il nuovo scandalo, la Casta avrebbe già dovuto prendere misure adeguate, avrebbe dovuto già attrezzarsi bene per rintuzzare gli attacchi sempre più decisi e convincenti dell’antipolitica.
Macché i leader della Casta sono lì annichiliti dagli eventi, incapaci di prendere qualsiasi provvedimento per riportare la “politica” al ruolo che le spetta. Incapaci, Berlusconi o Bersani, Casini o Fini, Vendola o Di Pietro, a prendere decisioni definitive: tipo, basta col finanziamento pubblico dei partiti, basta con fiume di soldi facili che possono inquinare menti geneticamente deboli, basta coi milioni e milioni di euro che vengono spesi in feste invece che in ospedali.
I vari leader della Casta non sono ancora stati capaci di prendere una posizione seria e definitiva. Traccheggiano, parlottano, condannano ma non più di tanto, fanno buoni propositi per il futuro. Senza rendersi conto che gli sta crollando tutto intorno.
Chissà se c’è in giro qualche sondaggista capace di quantificare quanta credibilità perda la politica in generale (destra, sinistra, centro) con scandali come quello del Lazio.
Penso però che considerando tutti gli scandali che si sono succeduti in questa Seconda Repubblica la credibilità dei partiti e della Casta sia ormai prossima allo zero. I leader dei vari partiti forse non sono consapevoli del baratro sul quale si trovano in bilico, i cittadini comuni sono felici forse all’idea di mandarli tutti i casa.
Tutti a casa come nel bellissimo film del 1960 di Comenicini. Tutti a casa non però per ricominciare come nella pellicola. Ma per restarsene in pantofole davanti alla tv. Magari a mangiare brioches. Grazie, avete già dato potete stare fermi per qualche giro, magari per qualche decennio. Magari per sempre.
