Bersani, Berlusconi, Grillo: tre uomini in barca in un mare parecchio agitato
Aspettando il nuovo governo, non c’è davvero da stare allegri. I partiti, dopo i risultati di domenica e lunedì scorsi, sembrano nel caos, la gente è confusa. Anche perché appare parecchio confuso l’esito delle votazioni. Chi sembra aver vinto ha in realtà perso, chi sembra aver perso ha, almeno apparentemente, vinto riuscendo in un incredibile exploit, chi ha vinto davvero sembra parecchio in difficoltà a gestire il clamoroso risultato ottenuto.
Da una parte c’è il Pd che col segretario Bersani, il vincitore-sconfitto, apre per un possibile governo a Grillo ma chiude ogni porta al Pdl. A lui, tanto per aumentare la confusione, si aggiunge negli intenti D’Alema che (non si sa bene a che titolo) apre sia al Movimento 5 Stelle che al Pdl (presidenza del Senato).
Dall’altra parte c’è il Pdl con Berlusconi che, dopo aver determinato la caduta del governo Monti, invoca un veloce ritorno alla governabilità per fronteggiare crisi e speculazioni sui mercati (visto anche quanto in questi giorni, con l’incertezza del futuro politico, perdono in Borsa le sue aziende).
Nel mezzo (o dove vi pare meglio) ci sta Grillo il vero vincitore di queste elezioni. Grillo, un signore che è riuscito a rosicchiare (si fa per dire) otto milioni di voti ai partiti tradizionali e che è riuscito a portare in parlamento 164 facce nuove. Un signore, come si diceva all’inizio, corteggiato ora soprattutto dal Pd, partito forse nato sotto una stella sbagliata, che pur vincendo alle elezioni (Camera) è riuscito a perdere, perché al Senato non ha la maggioranza.
Grillo, comico senza frontiere politiche, ha da parte sua finora respinto il canto delle sirene della sinistra, anche con parole piuttosto dure (“Bersani è un morto che cammina”, “Non appoggeremo nessun governo”, “Voteremo solo quelle proposte che sono parte integrante del nostro programma”, “Il M5S, i suoi eletti, i suoi attivisti, i suoi elettori non sono in vendita”) ed ha di fatto paralizzato ogni confronto per la formazione del nuovo governo.
Questo, cari amici, è il quadro drammatico che è sotto gli occhi di tutti e che presto sarà davanti agli occhi del presidente Napolitano che dovrà dare a qualcuno l’incarico di formare il nuovo governo. Un quadro che a questo momento pare raffigurare un che di astratto dove non si capisce bene dove sia la testa e siano i piedi.
Perché ad ingarbugliare ulteriormente la vicenda del nostro futuro prossimo ci sono altri piccoli particolari per niente insignificanti.
Sì, perché Bersani, il leader del Pd che pensava di aver smacchiato il giaguaro Berlusconi prima ancora di averlo catturato, il leader che tutti i sondaggi mesi prima delle elezioni davano già con la vittoria in tasca, il leader che alle primarie del Pd era riuscito a superare di slancio l’aitante concorrente Matteo Renzi (portatore sano di nuove idee e giovanile entusiasmo) non se la passa per niente bene all’interno del suo partito. Tanto che qualcuno, visto i deludenti risultati elettorali e il ruvido approccio verso i grillini, avrebbe addirittura chiesto la sua testa. Vedremo cosa succederà la prossima settimana quando si riunirà la direzione del partito.
Ma se Atene piange o si preoccupa, Sparta non ride. Sì perché Berlusconi, l’uomo del miracolo di destra (visto i voti che ha recuperato con la sua ridiscesa in campo) l’uomo che alle elezioni ha mancato la vittoria (e forse una futura senile tranquillità) per una manciata di voti, non se la passa certo meglio del suo avversario e non può certo dirsi sereno. La magistratura lo sta accerchiando sempre di più e sta per presentargli il conto per i processi Mediaset e Ruby. Non solo. La stessa magistratura proprio poche ore fa ha aperto un altro fronte accusandolo di aver corrotto il senatore De Gregorio (ai tempi dei fatti contestati appartenente all’ Idv) e di avergli passato qualche milioncino di euro per abbandonare Prodi, far cadere il suo governo e favorire il centrodestra.
Alla luce di tutto questo fino a quando reggerà Berlusconi, fino quando anche quelli del suo partito decideranno di immolarsi per lui davanti all’ opinione pubblica? Per il 23 marzo il Cavaliere ha già annunciato una megamanifestazione popolare contro la magistratura (anche se poi, come al solito, ha precisato che non è una manifestazione contro i pm). Guardiamo quanta gente riuscirà a portare in piazza, guardiamo anche come reagiranno nei prossimi giorni i suoi alleati leghisti capitanati da Maroni, già ministro dell’Interno.
E per ultimo ecco che c’è Beppe Grillo che si presenta tuttora duro e puro davanti alle offerte dei politici di professione, che sembra respingere ogni richiesta di collaborazione, che sembra intenzionato ad andare diritto per la sua strada, una strada dove si gioca di rimessa e non in cabina di regia. Un leader verrebbe da dire, tutto di un pezzo, uno che ricorda il boia chi molla, ma che pure ha da placare gli animi di tantissimi del suo movimento (andate a vedere sul web) che lo vorrebbero meno duro e meno puro nei confronti delle offerte del Pd. Lui fa finta di non accorgersene e rilancia l’idea di un governissimo Pd-Pdl per fare la riforma elettorale e i tagli alla politica senza però, annuncia, dargli la fiducia.
Allora, secondo voi, c’è da stare allegri in una situazione di questo genere, c’è da rilassarsi in una situazione in cui non si riesce a vedere uno sbocco per il futuro?
Anche perché, diciamo la verità, Bersani, Berlusconi e Grillo in queste ore sembrano davvero tre uomini in barca che non sanno cosa li aspetta.
Forse allora non ci resta che piangere. O sperare in una invenzione del presidente Napolitano, anziano (come attesta la carta d’identità) ma col cuore giovane e mente lucidissima.
