Quirinale, salta miseramente l’inciucio B&B. Basta, c’è bisogno di personaggi nuovi
Fa davvero una certa impressione vedere le foto dell’affettuoso abbraccio alla Camera fra Alfano, delfino di Berlusconi nonché segretario del Pdl (anche se nessuno se lo ricorda) e il segretario del Pd Bersani.
Un abbraccio consolatorio avvenuto alla fine della prima votazione per il presidente della Repubblica: il candidato indicato di comune accordo da Pd e Pdl, Franco Marini, doveva arrivare a quota 672 per diventare Presidente della repubblica. Si è fermato a quota 521 grazie (è davvero il caso di dirlo) ad almeno duecento dissidenti (con i renziani in testa) che hanno fatto saltare il giochino architettato da Bersani e Berlusconi.
L’inciucetto fra il Cavaliere e lo stralunato segretario del Pd che doveva portare il democratico Marini al Quirinale, il democratico Bersani (o chi per lui, c’era anche il nome di D’Alema in ballo) ad essere incaricato di formare un nuovo governo e un bel numero di personaggi del Pdl a formare un “governissimo” è saltato. Tanti parlamentari non hanno abboccato all’amo della vecchia politica, all’amo di una politica tanto cara al secolo scorso.
Tanti parlamentari che hanno capito perfettamente che i tempi sono cambiati (basta osservare l’arrivo sulla scena di Beppe Grillo), tanti parlamentari, devo dire, che hanno interpretato fino in fondo il sentimento popolare di un’infinità di gente comune che non ne può più di questo modo di gestire i destini della povera Italia.
Mi dice un pensionato che incontro per la strada: “E quelli del Pd e del Pdl hanno aspettato cinquanta giorni (tanto è il tempo passato dalle elezioni di febbraio ndr) per tentare questo giochino? Ma si vergognino, ma ci facciano il piacere di levarsi dai piedi”.
Una cosa è purtroppo certa. Che nessuno ci potrà levare dai piedi almeno per il momento Berlusconi che vede in questi inciuci la possibilità di restare alla ribalta pur avendo perso le elezioni. Nessuno nel suo democratico partito alzerà un dito per mettere in discussione la sua leadership.
Viene invece messa in discussione, eccome, la leadership di Bersani all’interno del Pd. I contestatori della segreteria sono tanti e tutti ben decisi a far sentire la loro voce. E tutte le colpe di Bersani dovranno per forza saltare fuori.
Bersani ha contrastato in ogni maniera alle primarie l’ascesa di Matteo Renzi, il sindaco di Firenze che se il Pd avesse deciso di candidarlo come premier avrebbe sicuramente sbaragliato il campo. Bersani, pur conquistando la Camera, non è riuscito a vincere al Senato ed è per questo che siamo in queste condizioni. Subito dopo il risultato delle elezioni ha tentato un approccio con Grillo e ha preso una porta in faccia, ha continuato a palleggiare a centrocampo facendo perdere un sacco di tempo agli italiani e poi, per finire in bellezza, dopo tanti tentennamenti ha proposto per il Quirinale un nome col quale è riuscito definitivamente a spaccare il partito e a far innervosire milioni di suoi elettori che in queste ore stanno affollando il web coi loro commenti al vetriolo.
Ora lo schiaffo (finale?) con la bocciatura del candidato Marini concordato con Berlusconi.
Secondo voi, cosa dovrebbe fare ora Bersani prima delle ulteriori votazioni per la presidenza della Repubblica? Io un’idea piccola piccola ce l’avrei.
