L'Italia sulla luna

Grillo perde le stelle: eutanasia di un movimento

Davvero un tonfo incredibile. Chi mai si sarebbe immaginato che il Movimento 5 Stelle avrebbe potuto perdere milioni di voti nelle elezioni amministrative di domenica e lunedì? Che avrebbe più che dimezzato i suoi voti rispetto alle politiche del febbraio scorso, che non sarebbe arrivato ad alcun ballottaggio nei grandi comuni interessati al voto?
Eh davvero, il Movimento e il suo leader Beppe Grillo hanno perso varie stelle in appena tre mesi. Altro che 5 stelle oggi è grassa se arrivano a due.
E dire che hanno fatto tutto da soli, che se è successo l’inaspettato è solo colpa loro. Beppe Grillo non lo riconoscerà mai, e infatti anche in queste ore sta addossando le responsabilità della clamorosa della sconfitta agli elettori dello status quo che, per paura (secondo lui), gli hanno girato le spalle e hanno rivotato Pd e Pdl.
Ma non è così secondo me e secondo tanta gente con cui ho avuto modo di scambiare qualche opinione.
La storia del voto di febbraio (vittoria clamorosa) e quella del voto di questi giorni (clamorosa sconfitta, voti ridotti dalla metà ai due terzi rispetto alla tornata precedente) hanno un filo logico. Con una moltitudine di scontenti, di nauseati dalla politica di sempre, che nel febbraio scorso avevano deciso di dare una lezione sia a sinistra che (in minor misura) a destra rivolgendo le loro attenzioni alla formazione di Beppe Grillo. Confidando in un cambiamento, confidando in una classe politica che cominciasse veramente a prendersi a cuore i veri, grandi problemi del Paese.
Ma Beppe Grillo ha sbagliato tutto. Ha fatto intendere che il cambiamento sarebbe cominciato quando il Movimento avesse raggiunto il 100 per cento di consensi, ha respinto al mittente le profferte d’amore avanzate dal segretario del Pd Bersani, ha fatto sì che quella coppia di simpaticoni che guidano i grillini alla Camera e al Senato umiliassero in streaming lo stesso Bersani, ha detto no ad ogni forma di intesa con chiunque, ha fatto il maramaldo durante gli infuocati giorni di votazioni per il presidente della Repubblica, ha litigato con qualcuno del suo movimento non proprio teleubbidiente, non ha ancora risolto la grana delle diarie e degli scontrini.
E tutto questo a quale risultato ha portato? A far sì che gli elettori che nel febbraio scorso si erano rivolti a lui in cerca di novità e cambiamento tornassero alle rispettive case di provenienza. A determinare, per esempio, la prepotente rinascita di un partito in agonia come si mostrava fino a sabato scorso il Pd.
Bravo Grillo, davvero un bel risultato, davvero una tattica vincente. Letta, Epifani e tutti i loro fan ringraziano sentitamente. E in parte ringraziano anche tutti quelli del centrodestra.
Chissà se il comico genovese, che in questi giorni ha fatto ridere amaramente i suoi sostenitori, si deciderà a fare un bel mea culpa, a rivedere un po’ certe posizioni intransigenti, a dare un po’ di autonomia verbale ai suoi eletti. Chissà. Chissà cosa dirà a tutti quelli che in queste ore lo stanno pesantemente contestando sul suo affollatissimo blog.
Ma una cosa si deve augurare soprattutto il comico che in queste ore sta amabilmente rallegrando sinistra e destra: che le elezioni politiche non siano vicinissime. Che gli venga lasciato un po’ di tempo per riorganizzarsi. In caso contrario Grillo rischierebbe davvero di perdere definitivamente le poche stelle che gli sono rimaste.

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