L'Italia sulla luna

Grillo, provato, rischia di essere travolto dal suo stesso Tsunami tour

“Non credo di aver offeso il professor Rodotà, le parole ottuagenario miracolato dalla Rete le ha dette lui stesso in una telefonata con me”. Con questa dichiarazione quel simpaticone di Beppe Grillo è tornato sull’affare Rodotà che da alcune ore sta scuotendo il Movimento 5 Stelle, già messo a durissima prova dai risultati delle recenti elezioni amministrative.
Un passo indietro per capire meglio. Grillo, subito dopo aver conosciuto il mezzo disastro uscito dalle urne, si era scagliato contro gli elettori che non lo avevano votato attribuendo a loro, alle loro paure, la colpa del pessimo esito elettorale. Rodotà in un’intervista al “Corriere” aveva confutato questo ragionamento (“E’ una spiegazione che non spiega”) ed aveva insistito sul fatto che la Rete non basta per convincere la gente a votare, che il Movimento si deve aprire al confronto in parlamento e sul territorio. Insomma, che Beppe Grillo aveva sbagliato a fare quell’analisi.
Apriti cielo. Il comico, sbraitando, aveva bollato il professor Rodotà (icona del Movimento tanto che i grillini, attraverso la rete lo avevano candidato alla presidenza della Repubblica) come un “ottuagenario miracolato dalla Rete, sbrinato di fresco dal mausoleo dove era stato confinato dai suoi”.
Parole non proprio simpatiche, bisogna dire, che per l’ennesima volta hanno aperto un durissimo dibattito all’interno del Movimento fondato da Grillo e Casaleggio. Dibattito che faceva seguito a quello, sempre in rete, sulle responsabilità della sconfitta elettorale.
Ma al di là delle invettive, al di là delle reazioni inconsulte, al di là degli scontri verbali, al di là di termini piuttosto pesanti rivolti ad un anziano protagonista della Repubblica (sempre distintosi per equilibrio e pacatezza) quello che fa più impressione da un po’ di tempo a questa parte è la violenza con cui Grillo replica a chiunque metta minimamente in discussione ciò che dice, le sue decisioni, le sue tesi.
Davvero Grillo non sembra più il portatore sano di quella lucida follia (“mandiamoli tutti a casa”) con cui aveva affascinato milioni di italiani che alle politiche di febbraio l’avevano votato in massa.
Dall’arrivo in parlamento in poi per Grillo e il suo Movimento sono cominciati i guai, le discussioni, i fraintendimenti, i chiarimenti, le ribellioni. Tutte situazioni che Grillo, a giudicare dalle reazioni, sembra aver vissuto male, situazioni dalle quali il Grillo imbonitore sembra essere stato in parte sbatacchiato.
Grillo non appare più sereno, non appare più il capopolo scatenato e pasionario ma geniale nella ricerca delle soluzioni, appare più che altro un leader un po’ logorato da tutto il lavoro fatto fino ad oggi. Proprio come (speriamo che non si arrabbi per il paragone) il povero Bersani arrivato logorato alle elezioni dopo mesi e mesi di campagna elettorale prima per le primarie del Pd, poi per le elezioni stesse e che, sfinito, non è riuscito, subito dopo i risultati, a trovare una strada giusta per formare un governo.
Grillo si è speso tanto, tantissimo con lo Tsunami tour, ha girato in lungo e largo l’Italia, ha riempito piazze e arringato folle, ha scritto, ha fatto, ha brigato. E’ perfino sbarcato in Sicilia a nuoto. E si è impegnato da nord a sud anche per le recenti elezioni amministrative.
Certo, non deve essere facile governare un Movimento che è nato in Rete, si nutre di Rete e vive di Rete. Chi la frequenta la Rete sa bene come sia difficile gestirla. Ma sembra proprio che Grillo a questo punto abbia bisogno di un po’ di riposo, di staccare un po’ la spina, di recuperare un po’ di energie e un po’ di quella lucida follia con cui ha conquistato tanta gene. Ha bisogno di calmarsi un po’. Altrimenti rischia di essere travolto e spazzato via dal suo stesso Tsunami tour.

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