L'Italia sulla luna

Perché uno dovrebbe continuare a vivere in Italia? Speriamo che Letta riporti fiducia e speranza

Mi dice il solito amico, un po’ avanti con gli anni: “Sono davvero sfiduciato. Vedo intorno a me solo lassismo. Aspetto di vedere cosa dirà il decreto del fare, anche se mi scappa da ridere a leggere questa titolazione, come se fino ad oggi non avessero fatto niente. E forse è così. Fino ad oggi Letta e i suoi e anche quelli del Pdl, non hanno fatto niente, se non barcamenarsi fra vicende e intrallazzi vari”.
E allora? Chiedo. “Allora niente. E’ che in questo momento, in questa Italia, non funziona niente. Non voglio fare il vecchio che si lamenta sempre. Non vedo intorno a me nessun entusiasmo che faccia ripartire il Paese. I giovani sembrano annichiliti, sembrano aver perso ogni speranza di trovare lavoro, quelli di mezza età hanno il terrore di essere da un giorno all’altro mandati a casa, gli esodati non sanno a che santo votarsi, i pensionati, quelli che possono contare su una pensione che arriva ogni mese, sono sempre più impegnati a sostenere con le loro spesso magre finanze, figli sposati e nipoti”.
“Ho letto proprio su Qn on line il numero di scontenti del governo Letta. E te credo. E chi può essere contento di un governo (e non è certo per colpa di Letta, poveretto, a cui è stato affidato il compito di tenere la barca in pari) che per ora non ha fatto assolutamente niente per uscire dalla crisi? Non ha fatto niente almeno a livello popolare. A livello che possa ridare un po’ di speranza alla gente. Non si sa ancora niente sull’Imu, neanche fosse mandare una navetta spaziale su Giove, si parla di nuove tasse in arrivo, governo e comuni continuano a giocare alle tre carte, uno fa finta di diminuire le tasse, gli altri le aumentano, i baristi, quando prendi il caffè, continuano a non darti lo scontrino, gli artigiani non fanno una fattura neanche se gliela chiedi, i lavoratori a reddito fisso e i pensionati continuano a pagare le tasse fino all’ultimo centesimo, continuano ad essere sempre più penalizzati, un ministro del governo Letta aveva annunciato mesi fa che sarebbe stato ridato anche ai pensionati un po’ più fortunati di quelli che prendono la minima, la parte (abolita da Monti) relativa all’ aumento del costo della vita. Tu hai visto qualcosa? Io no. E in giro, diciamo la verità, c’è una tristezza e una sfiducia da tagliare col coltello”.
Parole che fanno davvero pensare, che ti abbattono ancora di più. Licenziamenti a raffica, fabbriche che chiudono, strade di città che stanno diventando fantasma fra affittasi e vendesi. E non c’è da gioire, dalle nostre parti, neppure per la nascita di un royal baby. Che fare allora?
Dice l’amico: “Io un’idea ce l’avrei, mi è venuta proprio leggendo i giornali nei giorni scorsi. Vendo la casa dove abito da trentacinque anni, prendo la mia pensione e vado a vivere con mia moglie in uno di quei Paesi sparsi per il mondo dove con mille auro al mese puoi fare il gran signore. Là spenderò un po’ dei miei soldi della pensione, là vivrò più tranquillo, là potrò permettermi cose che non mi posso permettere qui, là, spendendo qua e là, potrò aiutare qualcuno a sperare in un futuro migliore. E sono sicuro che al bar mi sarà dato uno scontrino anche quando prendo un tè alla menta”.
Sì, ma… “Non mi fare i soliti discorsi. Troverò gente cortese, ancora felice di ospitare stranieri che portano un po’ di soldi, paesaggi bellissimi, ottima cucina, benzina che costa infinitamente meno, gente pronta a sacrificarsi per migliorare come in Italia negli anni Sessanta. Tranquillo, la pasta si trova anche là, basta avere la pazienza di cercarla…”.
Perché la gente doveva essere contenta del governo Monti (che pure ho votato, come ho già avuto modo di dire altre volte) perché la gente dovrebbe essere contentata del governo del povero Letta, anche lui messo in mezzo ad un governo di larghe intese dal presidente Napolitano? Perché dovremmo continuare a credere in un Paese che non fa assolutamente niente per ristabilire un po’ di uguaglianza (basti pensare al finanziamento pubblico dei partiti) fra cittadini di pari dignità?
“Sarei davvero felice – mi dice l’amico- se i politici del momento mi indicassero una sola ragione per continuare ad avere fiducia in questo nostro, disgraziato Paese”.

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