L'Italia sulla luna

E’ vero Cavaliere, non è il seggio che fa un leader ma la fedina penale sì

Nel suo accorato (e disperato) videoappello agli elettori che gli sono ancora vicini, Silvio Berlusconi, fra le tante amenità per rilanciare in politica la sua amata “Forza Italia”, ha detto anche: “Io sarò sempre con voi al vostro fianco, decaduto o no (ovvio riferimento alla prossima decadenza da senatore ndr). Si può far politica anche senza essere in Parlamento. Non è il seggio che fa un leader, ma è il consenso popolare, il vostro consenso”.
Ora, se il Cavaliere permette, a fare un leader non sarà certo un seggio, sarà sì il consenso popolare, ma, secondo tanti, è anche la fedina penale. E dalla fedina penale risulta, ad oggi, che il senatore Berlusconi (che sta per essere espulso dal Senato proprio per questo) è stato condannato dalla Cassazione a quattro anni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici per frode fiscale. Senza ricordare poi che sempre la Cassazione, proprio poche ore fa, ha condannato il Cavaliere a pagare quasi cinquecento milioni di euro al suo nemico De Benedetti per la vicenda Mondadori-Cir dove venne messa in atto una corruzione giudiziaria per l’acquisizione della casa editrice. Come dimenticare poi che nel primo grado di giudizio nel processo Ruby, dove è imputato di concussione e prostituzione minorile, Berlusconi è stato condannato a sette anni di reclusione? Certo, siamo solo al primo grado e fino alla sentenza definitiva l’imputato deve essere considerato innocente, comunque quella sentenza pur di primo grado fa sempre un certo effetto.
Così, nessuno può impedire che Berlusconi continui a fare politica anche fuori dal parlamento; nessuno può impedire che Berlusconi possa continuare ad essere il condottiero di falchi, colombe, pitonesse e serpenti vari che affollano il Pdl e che sono pronti a sversarsi nella nuova Forza Italia. Nessuno, ci mancherebbe altro, può impedire che continui ad essere il leader di quegli italiani che credono ancora in lui (la storia abbia pietà di loro).
Ma certo non può continuare a presentarsi come l’immacolato Cavaliere che lotta per la libertà della gente contro l’ oppressione della sinistra, e soprattutto non può continuare a lanciare proclami e anatemi contro una magistratura che (secondo lui) l’ha sempre perseguitato. (Anzi, faccio una correzione, perché il Cavaliere è abituato a dire “una parte della magistratura”. Sì perché, evidentemente, secondo lui, sono ottimi quei giudici che in vari processi l’hanno assolto e sono pessimi quelli che l’hanno condannato. Strana concezione dell’amministrazione della giustizia).
E soprattutto, per riprendere il discorso, il Cavaliere non può, rilanciando Forza Italia, riproporre al suo inclito elettorato intenzioni e promesse che in venti anni di potere (anche con maggioranze smisurate) non è mai riuscito neanche ad abbozzare. Eh sì, insiste ancora con le sue ricette per il rilancio dell’economia, la riduzione della disoccupazione, la riduzione delle tasse, la famosa rivoluzione liberale. Avete mai sentito parlare di tutto questo? Io l’ ho sentito per una ventina d’anni. Chissà quanti italiani saranno stanchi come me di sentire queste parole. Io spero tantissimi.

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