L'Italia sulla luna

Se cade il governo Letta finisce anche l’èra Berlusconi

E così, ad appena cinque mesi dalla nascita, quello che doveva essere il governo delle larghe intese e che in sostanza è stato il governo dei larghi scontri, sembra già arrivato al capolinea. All’inizio della settimana prossima il premier Enrico Letta andrà in parlamento a chiedere una nuova fiducia. Perché non ne può più di vivacchiare, non ne può più di essere ricattato dal Pdl, non ne può più di fare il parafulmine e di sopportare il compito gravoso che gli ha affidato il Capo dello Stato.
E, forse, non gli è andato davvero giù lo sgarbo fattogli da Berlusconi che ha annunciato le dimissioni in massa dei parlamentari del Pdl proprio mentre lui era negli Stati Uniti ad illustrare la credibilità dello Stato e del governo italiani.
E d’altra parte gli si può dare torto se non sopporta più gli aut aut di un pregiudicato ottantenne che da quando è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione per frode fiscale a quattro anni di reclusione (e interdizione dai pubblici uffici) non gli ha dato un giorno di tregua? Un pregiudicato ottantenne che non sa darsi pace per la condanna, che si sente accerchiato, che forse ha un po’ perso la lucidità, che non perde occasione di scagliarsi contro tutto e contro tutti (soprattutto magistrati e presidente della Repubblica), che non si capacita di poter essere trattato come un cittadino qualsiasi.
Letta lunedì o martedì andrà alla Camera e al Senato e guardiamo cosa succederà anche se, secondo il giudizio di molti, tutto questo non potrà che sfociare in una crisi di governo.
Crisi di governo che Angelino Alfano, segretario del Pdl (nonché ministro dell’Interno, nonché vicepremier) già cerca di rimandare al mittente. Ha detto infatti: “Il governo l’ha voluto il Pdl e il Pdl non si fa scaricare la responsabilità di un’eventuale crisi”.
Già, il governo l’avrà pure voluto il Pdl (perché, il Pd è stato forse a guardare?) ma il partito di Berlusconi non ha fatto assolutamente niente per tenerlo in vita. Anzi, ha cercato solo di sottometterlo ai suoi interessi elettorali con ricatti e ultimatum continui. “Larghe Intese”: mai dizione, in presenza del comportamento del Cavaliere e dei suoi scudieri, fu più risibile.
E allora, se in queste poche ore non succederà qualcosa di clamoroso, sembra davvero cominciato il conto alla rovescia per la sopravvivenza del governo. Ma non solo del governo, perché finito un governo se ne fa un altro (magari un Letta bis, un governo di scopo, sostenuto dal M5S e da Sel).
O se non si riuscisse a fare un nuovo governo, si dovrebbe andare ad elezioni anticipate, che veramente si potrebbero trasformare (al di là degli schieramenti dei partiti) in un vero e proprio referendum pro o contro Berlusconi. Fra chi vuol continuare ad essere gestito in un clima di perenne instabilità come è successo in questi anni e chi invece vuol chiudere definitivamente il conto con una destra inetta e inconcludente, gestita da un dominus assoluto.
E c’è da credere verosimilmente che la nuova Forza Italia del Cavaliere, trainata dalla pitonessa Santanchè, dai falchi Bondi e Verdini, non potrebbe andare tanto lontano nelle preferenze degli italiani.
Ecco perché sono decisive queste ore che ci separano dal voto alla Camera e al Senato e dalla decadenza di Berlusconi da senatore (che dovrebbe avvenire il 4 ottobre). Potrebbero segnare davvero la fine dell’avventura politica del Cavaliere, del più grande statista degli ultimi centocinquanta anni (come ebbe a dire lui stesso), dell’indomito condottiero della rivoluzione liberale (mai neppure avviata), del creatore di milioni di posti di lavoro (guardate in che condizioni è l’Italia), del premier che un giorno, in segno di amicizia e gratitudine, si inchinò a baciare la mano del dittatore libico Gheddafi.

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