L'Italia sulla luna

Ma Renzi sa chi sono i “renziani”? E soprattutto conosce il loro tasso di “renzità”?

Il gioco di società più diffuso da un po’ di tempo (un po’ come “La ghigliottina” di Carlo Conti) è misurare a parenti, amici, conoscenti, vicini di pranzi di lavoro a dieci euro, e via dicendo, il tasso di “renzità”. Domande semplici ma ineluttabili se uno si trova a parlare minimamente di politica invece che di calcio: domande tipo cosa si sa del sindaco di Firenze, cosa si condivide delle sue idee, cosa si critica delle sue proposte, cosa si spera dalla possibilità che diventi leader del Pd, e via dicendo. Un esame di “renzità” (o se preferite di “renzite”) non si nega a nessuno. Soprattutto se l’interrogato sembra un elettore di sinistra (ma anche di destra) deluso o se ha un vago accento toscano.
Un’altra domanda divertente, sempre nell’ambito del tasso di “renzità”, è questa: da quanto tempo sei renziano. E in questo caso per il sindaco rottamatore di Firenze che spera (e noi glielo auguriamo) di riuscire a portare un’aria nuova sia nell’incompiuto Pd che nella sfiancata Italia, si aprono le porte generalmente riservate alle star del mondo dello spettacolo.
Domande, risposte (spesso bugiarde) ricordi (spesso confusi) e riflessioni (spesso rielaborate) sull’incontro fatale che poi ti accompagna per anni. Come succede insomma quando si parla di Benigni (“ho sempre creduto in lui fin da quando prendeva il caffè corretto alla casa del popolo di Vergaio”) di Claudio Baglioni (“cantava benissimo fin da bambino”) di qualche campione dello sport (“Cassano faceva certi palleggi a Bari Vecchia…”).
Per il sindaco di Firenze succede la stessa cosa: e dalle risposte si danno i bollini di qualità, che si dividono soprattutto in due categorie: renziano della prima ora (come quelli che sono sempre stati “sorcini”) o renziano strada facendo, quelli dell’ultima (o penultima) ora, l’ora di quelli che prima sono stati ad osservare da che parte tirava il vento del (possibile) successo e poi hanno deciso. Ma anche questi ultimi non riconosceranno mai di aver avuto prima qualche dubbio. E così alla fine dei giochi ci ritroveremo circondati da tutti “renziani della prima ora”. Da una miriade di estimatori che, a sentir loro, hanno frequentato l’oratorio insieme a lui e che in lui hanno sempre visto un futuro leader.
Amare ma serene riflessioni alla fine di un’esaltante (per tutti quelli che sognano un rinnovamento della politica italiana) tre giorni alla Leopolda di Firenze. Dove nel nome della “renzità” si sono confrontate idee, speranze, aspirazioni, pianificazioni di pacifiche rivoluzioni.
Bello vedere un’infinità di giovani richiamati dallo slancio genuino del giovane sindaco di una città che, con lui alla guida, è tornata veramente a risplendere (anche se pure per Renzi, come per tutti coloro che amministrano una città, non mancano feroci detrattori). Bello vedere tanta gente che crede che cambiare si possa.
Meno bello vedere (come è successo di recente anche in Versilia) che nel nome di Renzi si riuniscono in meeting anche personaggi che poco hanno a che vedere con lo spirito renziano. Vecchi arnesi della politica che tentano di riciclarsi spacciandosi per renziani della prima ora, amministratori alla ricerca di qualcuno che gli possa continuare ad assicurare uno stipendio e un po’ di potere, personaggi abituati a correre sempre (come diceva l’immenso Flaiano) in soccorso del vincitore.
Ecco, sarà proprio da questa gente che Matteo Renzi, se riuscirà a diventare segretario del Pd (le primarie, l’8 dicembre) dovrà guardarsi. Perché è facile dirsi “renziano” e poi non avere neppure la più pallida idea del “senso della bellezza” che ha sempre ispirato Renzi nell’amministrare Firenze, è facile dirsi “renziano” e amministrare città indecorose e non fare nulla per cambiarle, è facile dirsi “renziano” e fare finta di non vedere strade vergognose e sporcizia da tutte le parti, è facile dirsi “renziano” e privilegiare l’uso delle automobili rispetto alle pedonalizzazioni e all’uso delle biciclette.
Insomma, è chiaro che Renzi in questo momento non può fare tanto il difficile e deve imbarcare tutti o quasi perché solo così può sperare di vincere. Ma subito dopo, se dovesse diventare segretario del Pd, sarà bene che si prepari a fare un esame di “renzità” a tanti che reclameranno qualcosa, qualche ossetto.
Perché un giorno (chissà quando chissà perché) in caso di elezioni politiche, certi “renziani” che si aggirano inquieti per sedi di partito, consigli comunali, consigli provinciali, convegni, mostre, feste a tema e happy hours, io non li voterei mai e poi mai.

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