Tasse, siamo alle solite: i dipendenti “guadagnano” più degli imprenditori. Che fa lo Stato? Nulla
Ci sono alcune notizie che, dopo anni e anni di giornalismo, mi fanno venire il voltastomaco. Una di queste è proprio quella che sta girando in queste ore sui quotidiani online e che domani regolarmente ritroverò su quelli di carta. Di cosa si tratta? Presto detto. Ancora una volta il dipartimento delle finanze del ministero dell’Economia ci ha reso edotti sul fatto che i lavoratori dipendenti dichiarano in media un reddito superiore a quello degli imprenditori. Cioè i primi dichiarano un reddito medio di 20.680 euro annuo, a fronte dei 20.469 euro dei secondi.
Perché questa storia mi fa venire la nausea? Semplicemente perché la leggo ogni anno di quest’epoca da una quarantina d’anni. Ogni anno è la solita storia e sono pronto a scommettere che di qui a poco fioriranno esempi: tipo il commesso della pizzicheria che agli occhi del fisco guadagna più del pizzicagnolo proprietario del negozio, che il bagnino (sempre per il fisco) guadagna più del proprietario dello stabilimento balneare, che l’aiuto dentista dichiara più del dentista, che il barista guadagna più del proprietario del bar, che un gioielliere poveretto è un miserabile rispetto a quel ragazzo a cui dà lavoro e così via.
Una notizia che da sempre mi indigna e che non sopporto più. Non perché non sia valida e interessante e non offra spunti di riflessione. Ma perché nessuno in tutti questi anni (a cominciare proprio dallo Stato – esattore) ha fatto qualcosa per approfondire l’argomento, andare ad indagare, e far sì che qualcosa potesse (possa) cambiare in questa annuale presa in giro degli italiani di buona volontà costretti a pagare fino all’ultimo centesimo di tassa allo Stato esattore.
Il quale Stato, diciamolo, deve essere anche un po’ sadico: perché insieme a questa ricorrente notizia potrebbe anche aggiungere una buona intenzione tipo: questa è l’ultima volta che lo Stato è disposto a sopportare una situazione del genere; da domani, anzi da oggi stesso, si cambia e sarà lotta dura contro l’evasione. Sarebbe davvero un buon proposito che risolleverebbe lo spirito di tanti “ricchi” commessi che da sempre pensano (insieme a milioni di altri italiani lavoratori dipendenti) che se tutti pagassero le tasse in maniera adeguata, forse le tasse potrebbero diminuire per tutti.
Una proposito questo (da anni atteso invano) che davvero potrebbe far tornare in milioni di elettori la fiducia nel domani e soprattutto nello Stato esattore che al momento sembra chiudere tanti occhi. Insomma, il “ricco” commesso, al termine della giornata di lavoro, accenderebbe più volentieri il motore della sua auto coreana, dopo aver saluto il suo “povero” datore di lavoro diretto anche lui a casa a bordo del suo Suv da centomila euro.
