L'Italia sulla luna

Ma nascerà anche la repubblica di Arcore?

La storia siamo noi e spesso si ripete. E lui lo sa. Ha avuto la sua marcia trionfale su Roma, ha avuto conferimenti e incarichi istituzionali, ha avuto un periodo di massimo splendore dove ha interpretato giorno dopo giorno, indossando varie facce e vari copricapo, il personaggio di premier-operaio, di premier-capotreno, di premier-minatore, di premier-cuoco, di premier-carabiniere, di premier-vigile del fuoco, di premier-pirata, di premier-premier, il più bravo (secondo lui) dell’Italia unita. Gli è mancato solo di tagliare il grano e la galleria sarebbe stata perfetta.
Ha avuto consensi sterminati e, in parlamento, maggioranze incredibili. Ha avuto alleanze potentissime e potere illimitato. Ha promulgato editti bulgari e preteso epurazioni. Ha avuto moglie e amanti. Ha promesso (senza mantenere) benessere per tutti e gaudiosi imperi economici. Ha avuto impreviste défaillances e battute d’arresto. Ha combattuto sempre a suon di slogan, radio e talk show televisivi. Ha avuto momenti di gloria e momenti un po’ meno gloriosi. Ha vissuto in grandi coni d’ombra e ha concretizzato miracolose resurrezioni. Ha vissuto periodi in cui il potere sembrava avergli dato alla testa e quando pensava che tutto gli fosse permesso. Ha processato (mediaticamente) i suoi più strenui (e interni) oppositori costringendoli alla fuga. Di recente ha avuto anche lui il suo Gran Consiglio, con il voto contro di tanti (una volta) fidati collaboratori, e il conseguente, fatale, 25 luglio (per ora limitato nei suoi confronti all’affido ai servizi sociali).
Tutto sta crollando intorno a lui, il partito, sotto il colpi dei falchi, si è sfaldato, ed è nata addirittura un’altra formazione in contrapposizione.
Lui è rimasto coi (presunti) duri, con quelli che pensano di mostrarsi leali e che, contro ogni logica politica, continuano a combattere, trascinandolo sempre più a fondo. Lui è ancora leader di quella sua idea di governo fantoccio.
E’ circondato da tutte le parti, la resa dei conti si avvicina e lui continua ad inveire contro le istituzioni, contro quelli che considera traditori, contro i giudici, contro gli ex alleati. Parla di golpe, di rivoluzionari rovesciamenti di potere. Chiama la piazza, i fedelissimi, se non alle armi, almeno ad una pubblica dimostrazione di solidarietà.
Ancora poche ore e l’incredibile protagonista di venti anni di storia d’Italia sarà, senza possibilità di appello, fuori dal parlamento. Darà vita allora, questo ex premier in rotta, alla repubblica di Arcore per l’ultima disperata difesa? E quando tenterà l’impossibile fuga in Svizzera avvolto magari in un cappotto russo prestatogli dall’amico Putin?

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