L'Italia sulla luna

La tragedia di Prato simbolo di un’Italia ipocrita e menefreghista

Voi non ci crederete, eppure bisogna dire che con un ritardo di una ventina d’anni la classe politica di casa nostra (chi più chi meno) si è accorta che a Prato esiste un problema cinesi. Se ne sono accorti autorevoli personaggi: dal presidente della Repubblica Napolitano, al governatore della Toscana Enrico Rossi, al sindaco di Prato Roberto Cenni.
A farli svegliare dal lungo e colpevole torpore sono stati i sette cadaveri di operai cinesi bruciati domenica mattina all’interno di un capannone tessile alla periferia della città. Sette morti in un colpo solo (ma essendo cinesi sono già spariti da alcune prime pagine di giornali e telegiornali) avrebbero risvegliato chiunque. E così, dopo un bel po’ di parole di circostanza e di indignazione, eccoci tutti invitati alla fiera dell’ipocrisia. Una fiera che andrà avanti qualche altro giorno ancora e poi via tutti alle solite occupazioni: a occuparsi di politica chi si occupa di politica, a cucire in condizioni proibitive di igiene e sicurezza maglie, maglioncini e vestiti chi è addetto a questo settore.
Sono venti anni almeno che si parla del problema dei cinesi a Prato. Cinesi che, piano piano, piccola azienda dopo piccola azienda, si sono praticamente impossessati del settore del tessile, quello che una volta era appunto vanto e ricchezza dei pratesi che avevano voglia di lavorare e fare soldi.
Sono venti anni almeno che si parla dell’invasione dei cinesi a Prato: pensate che non si sa neppure quanti in realtà siano. Anche se qualcuno fa una stima che è senz’altro approssimativa: 32.000 tra regolari e con permesso di soggiorno (?) 15.000 clandestini. Un esercito di clandestini.
Basta andare alla periferia di Prato e girare fra via Pistoiese e quello che viene definito il Macrolotto (una zona industriale) e ti sembra di essere davvero a Chinatown: scritte in cinese, negozi con insegne cinesi, addirittura supermercati, indicazioni in cinese, cinesi che non parlano una parola di italiano. Insomma un mondo intero che da lustri si è sviluppato minuto dopo minuto, giorno dopo giorno, anno dopo anno intorno a Prato e di cui ora i politici vengono a dirci di non sapere (o aver mai saputo) assolutamente niente.
I cinesi che insistono a Prato sono di due categorie: quelli che nel tempo hanno raggiunto status e stabilità economica e gli schiavi, un’infinità di schiavi. Quelli che arrivano dalla Cina in clandestinità dopo aver pagato per il viaggio e che vivono praticamente come cavernicoli in capannoni industriali in cui si produce tutto quello che ha a che vedere col famoso made in Italy, dai vestiti alle borse.
I cinesi benestanti li incontri in vari ristoranti (rigorosamente cinesi) a mangiare la roba loro, a festeggiare e talvolta a bere più del dovuto. Talvolta, quando si sposano, li incontri anche a Firenze al piazzale Michelangelo a bordo di limousine bianche lunghe anche dieci metri. Gli altri non li vedi mai. Nascosti nei capannoni dove (per poter un giorno tornare indietro in Cina con un po’ di soldi e sistemarsi) lavorano senza sosta giorno e notte, mangiano e dormono in loculi strettissimi all’interno dei capannoni. Nessuno li vede, nessuno sa quanti siano.
Si sa, di tutti questi cinesi, che hanno i loro negozi, che hanno i loro medici, che hanno i loro dentisti. Quello che non si sa (o almeno io non lo so) è quanti cinesi muoiono ogni anno per malattia o vecchiaia. E non si sa neanche dove vengano sepolti. Misteri.
Ora è mai possibile che dal presidente Napolitano a Cenni (sindaco di Prato sostenuto dal centrodestra) passando attraverso il governatore Rossi (Pd) nessuno fino all’altro giorno sapesse niente di tutto questo? Eppure giornali e tv ne hanno parlato e riparlato. Ora sembrano cadere tutti dal fico e promettono di intervenire per riportare il tutto nella legalità. Voi ci credete? Io no.
Fra qualche giorno nessuno si ricorderà più dei poveri sette morti bruciati all’interno del capannone, nessuno leggerà più articoli di denuncia sulla Chinatown cinese di Prato o di Milano (la più grande d’Italia). E tutto tornerà come prima. Fino alla prossima strage. E i cinesi (regolari o clandestini) continueranno a sviluppare tutte le loro attività: hanno cominciato con borse e valigie, poi sono passati al tessile, poi ai ristoranti, poi alle bancherelle dei mercati. Ora si stanno espandendo nel campo dei negozi di parrucchiere e dei centri di massaggi che in realtà sono, in tantissimi casi, dei centri di prostituzione.
Possibile mai che nessuno dei nostri politici sappia niente di questo mondo? Possibile mai che nessuno si sia mai fatto domande? Tipo: ma quanti sono i cinesi in Italia, come arrivano i cinesi in Italia, per quanto tempo i clandestini cinesi si nascondono in Italia, a chi vendono migliaia di tonnellate di vestiti o borse queste aziende mandate avanti dagli schiavi, chi affitta i capannoni ai cinesi, da dove proviene il fiume di denaro con cui i cinesi comprano in contanti licenze, negozi e capannoni? Un po’ di domande che a quanto pare i nostri politici non si sono mai posti. O che non avevano voglia di porsi.

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