L'Italia sulla luna

Se la coppia Letta – Renzi funziona non ce n’è per nessuno

E vai. Il consiglio dei ministri, come ha annunciato il premier Letta, ha varato oggi il decreto per l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. D’ora in poi saranno i cittadini, se vogliono, a versare un contributo per il partito in cui ripongono speranze, o attraverso un 2 per mille al momento della dichiarazione dei redditi o attraverso un sistema di contribuzione volontaria con una defiscalizzazione.
Il premier Letta ha anche tenuto a sottolineare che questo provvedimento era tra le promesse fatte dal governo al momento del suo insediamento. E questo governo ha mantenuto la promessa, come è stato specificato, entro la fine dell’anno. Qualcuno ha interpretato la dichiarazione come un altolà a Renzi e alle sue intenzioni per il rinnovamento che, appunto, prevede anche l’abolizione del finanziamento ai partiti.
Io non credo che sia stato uno stop a Renzi. Sarà vero che era stato tutto previsto e catalogato dal governo. Ma sono altrettanto sicuro che l’elezione di Renzi a segretario del Pd ha dato a Letta non il coraggio (perché Letta di aver coraggio l’ha dimostrando accettando di guidare un governo di larghe intese voluto dal presidente della Repubblica) ma la sicurezza di avere alle spalle se non un partito almeno una nuova segreteria Pd che condivide, ispira e supporta le scelte per un nuovo corso. Non una segreteria ondivaga influenzata dagli umori di tanti big (ormai si spera “ex”) del partito ma una segreteria giovanilisticamente forte che vuole cambiare l’Italia. Senza se e senza ma. Senza D’Alema e senza la Bindi.
E secondo me è proprio forte di questo stretto accordo con Matteo Renzi che Letta ha varato il provvedimento contro una delle vergogne dell’Italia, il finanziamento pubblico ai partiti che non si sapeva mai (il finanziamento) che fine facesse, sperperato per lo più in cene, regali e altre amenità. Un provvedimento, bisogna ricordare, subito rivendicato con soddisfazione anche dal vicepremier Alfano, leader del neonato Nuovo Centrodestra, che più si smarcherà da Berlusconi e dalla sua obsoleta Forza Italia e meglio sarà.
Sì, sarà davvero meglio per lui (Alfano) e per i suoi prendere le distanze (e avere idee proprie) rispetto ad una dirigenza della rinata Forza Italia che, da domenica otto dicembre (primarie Pd) e da oggi (col decreto di Letta) appare, se è possibile, ancora più invecchiata, ancora più lontana dalla realtà, come se fosse di un secolo fa.
Oggi l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, presto potrebbe toccare alla trasformazione del Senato in assemblea delle autonomie, all’abolizione delle inutili e costose Province, alla riforma del sistema elettorale, all’adeguamento di vari stipendi dei politici a quelle dei sindaci.
Se la coppia Letta – Renzi (o Renzi – Letta) funzionerà al meglio (come io ho auspicato mesi fa in tempi non sospetti) e andrà avanti con queste riforme, non ce ne sarà davvero per nessuno: né per il Grillo parlante che urla e non propone niente di costruttivo né per il demodé Cavaliere destinato ormai a far politica nei salotti milanesi o nella sua villa di Arcore.
Molto nell’anno che potrebbe separarci dalle elezioni con le nuove regole, potrebbe succedere. Potrebbero realizzarsi cose che non sono successe negli ultimi venti anni per la mancanza di voglia di fare della classe politica.
Molto di ciò che potrebbe succedere nei prossimi mesi dipenderà anche dall’intelligenza di Alfano e del suo Nuovo Centrodestra. Alfano può adeguarsi con entusiasmo al nuovo corso e avere un rinnovato e importante ruolo politico o può mettersi di traverso, cedendo ai richiami di qualche nostalgico del Cavaliere, rischiando di passare se non alla storia, alla cronaca della politica come quello che, per salvare il suo datore di lavoro, si era inventato il vomitevole “Lodo Alfano”. A lui la scelta. A Letta e a Renzi il compito di guidare l’attacco della nuova Italia.

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