L'Italia sulla luna

Tutto o nulla: ecco perché Renzi non può e non deve fallire

Sembra che Renzi abbia detto che in questi giorni si gioca tutto, faccia e testa. Chissà se l’ha veramente detto, ma una cosa è certa: che è proprio così. Renzi, con la trattativa avviata con Berlusconi sulla riforma elettorale, con la direzione del partito a cui fra poche ore sottoporrà i termini dell’accordo col Cav, con gli incontri che dovrà ancora avere con vari altri partiti, con l’avvio della discussione sulla riforma fissato per il 27 alla Camera, Renzi si gioca tutto.
E quella di Renzi, diciamo la verità, è davvero una sfida che affascina. Sì perché il sindaco di Firenze, anche ora, da segretario del Partito Democratico continua ad offrire di sé quell’immagine di antipolitico o se preferite di politico del nuovo corso che ha sempre messo in mostra girando per le strade e per i circoli di Firenze. Quando va da solo in bicicletta da un posto all’altro della città, quando la mattina consegna case popolari a chi ne ha diritto e poco dopo si avvia da solo a prendere un treno che lo porterà verso un incontro che molti hanno definito storico, quando cammina da solo per le strade di Roma per andare a incontrare Berlusconi.
Renzi non è un politico che vuol galleggiare per salvare la sua poltrona più o meno grande, non è un politico che cerca il consenso di tutti a tutti i costi, non è un politico che deve andare avanti a forza di compromessi nel tentativo di accontentare tutti e quindi scontentare tutti. E’ uno che crede in un’idea e che per difendere la sua idea è pronto anche ad andare incontro ad una sconfitta. E’ un politico da tutto o nulla.
Renzi fa bene ad andare avanti con la sua idea di rovesciare come un calzino questa Repubblica che da troppo tempo va avanti per forza di inerzia fra menefreghismo, scandali e corruzione a volontà.
Renzi vuole togliere di torno tutto il marciume di comportamenti che ci hanno accompagnati ormai da troppo anni. E sta tentando di farlo in tutti i modi, mettendosi contro anche una parte del suo stesso partito.
Voleva fare l’incontro con Berlusconi? E l’ha fatto. Voleva incontrarlo al Nazareno, sede del Pd? E l’ha fatto senza preoccuparsi troppo di chi, tra i suoi, gridava perché il Cav, entrando là, avrebbe scalfito la sacralità del luogo. Luogo, tra l’altro, dove campeggia ancora in bella mostra una foto di Fidel Castro, uno dei più repressivi dittatori del Novecento ancora in vita.
E allora signori, non scherziamo. Cerchiamo di andare al sodo e vediamo se finalmente l’Italia può avere quel salutare scossone che può salvarla.
E del resto quant’è che si dice che il Senato è un inutile doppione della Camera? Quant’è che si dice che troppa gente (parlamentari, assessori e consiglieri regionali, ecc, ecc ) vivono di politica (e soprattutto lucrano su di essa)? Quant’è che si dice che le province vanno abolite perché inutili? Quant’è che si dice che questo sistema elettorale non può più funzionare perché bastano i capricci di un segretario di partito col tre per cento di voti (anni fa anche con meno) per mettere in crisi una coalizione e quindi un governo? Quant’è che si dice che i sindacati hanno conquistato un potere inammissibile?
Bene, Renzi con la sua battaglia cerca di dare risposte a questi interrogativi. Per ora sta tentando di sciogliere il nodo della riforma elettorale con un sistema che rafforzi i grandi partiti (e quindi il bipolarismo) e lo sta facendo parlando con tutti (anche con un “pregiudicato”) e senza guardare in faccia a nessuno. Perché lui vuol arrivare all’obbiettivo che si è proposto. Cambiare l’Italia e dare nuove speranze.
E la minoranza del Pd che contesta il segretario? Spero che si adegui e appoggi Renzi in questa grande avventura. Anche se ho i miei dubbi: perché tanti di quella sinistra sono veramente fatti male: soffrono se vincono, un successo non li riempie di gioia, per natura si sentono più votati alla sconfitta che all’affermazione. Tutti tesi a soddisfare la linea rossa di un partito da troppo tempo votato al suicidio.

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