L'Italia sulla luna

Pd inquieto, Cuperlo lascia la presidenza. Gli italiani se ne faranno una ragione

Chi crede nel progetto per una nuova Italia di Matteo Renzi se ne farà di certo una ragione. Di cosa? Del fatto che da poche ore il presidente del Pd Gianni Cuperlo abbia dato le dimissioni dalla sua carica assunta solo poche settimane fa, dopo la sua disfatta alle primarie.
E del resto, devo dire che secondo me Cuperlo ha fatto benissimo a togliersi da quella prestigiosa poltrona perché le sue idee sono assolutamente incompatibili con quelle di Matteo Renzi. Da una parte il nuovo che avanza, dall’altra il vecchio (anche se Cuperlo ha poco più di cinquant’anni) che vuol replicare antiche liturgie che in anni e anni non hanno portato da nessuna parte.
D’altra parte che Cuperlo si dovesse dimettere è apparso subito chiaro ieri seguendo il suo intervento alla direzione del partito dopo che aveva parlato il segretario Renzi. Non è stato un confronto per chiedere lumi o dare consigli, è stato un attacco durissimo contro il progetto di legge elettorale illustrato dal neosegretario. Un attacco senza misura teso solo a distruggere tutto l’impianto di quella che potrebbe essere la nuova legge.
Tanto per dare un’idea, Cuperlo ha detto fra l’altro: “La proposta non è convincente perché non garantisce né rappresentanza adeguata, né il diritto degli elettori di scegliere i propri eletti, né governabilità”. E vi sono, ha aggiunto “seri dubbi di costituzionalità che non possiamo ignorare”. Insomma, dalle parole di Cuperlo, si poteva solo dedurre che quel progetto messo a punto da Renzi fosse solo carta straccia da buttare al macero. Giudizi conditi anche da altre stilettate tipo: “Dire non si può cambiare niente sennò salta tutto non so fino a che punto sia un modo convincente di procedere”. E nel rosario di Cuperlo non poteva certo mancare un’espressione tanto cara a certa sinistra che viene tramandata da generazioni: “Nel merito sento che dobbiamo discutere ancora”.
Cioè, dopo anni e anni di discussioni, dopo anni e anni di dibattiti, dopo anni e anni di consultazioni, dopo anni e anni di confronti senza essere arrivati a niente (e si vede come è ridotta l’Italia) quelli del Pd vorrebbero ancora discutere. Per quanto? Su cosa? Fra chi? Via non scherziamo, finiamola con questa pagliacciata. L’Italia affonda e loro vogliono ancora discutere. Il Titanic va a picco e loro sono ancora lì, nel salone delle feste, a dibattere su quale deve essere l’ultimo brano da far suonare all’orchestrina.
E’ chiaro che quelle di Cuperlo, sono subito sembrate parole oltre che indiscutibilmente violente, in grave contraddizione con la carica che l’ultimo segretario della Fgci, rappresentava nella circostanza, cioè quella di presidente del partito, una carica che da sempre comporta la terzietà, l’essere super partes e tendere ad unire invece che a dividere. Al contrario Cuperlo ha colpevolmente interpretato il doppio ruolo, quello di presidente del partito e del leader (parte che evidentemente gli interessa molto) della minoranza del Pd.
Una cosa è certa, comunque, che Cuperlo ha sbagliato: o ha sbagliato ad accettare la carica di presidente del partito o ha sbagliato ieri a esprimersi, da presidente, con quei toni.
Ecco perché non c’è da strapparsi le vesti se Cuperlo ha deciso di lasciare l’incarico. Avrà certamente più tempo per riflettere sul fatto che in democrazia c’è chi vince e chi perde. E che, chi perde, non può certo pretendere di imporre le proprie idee a chi ha vinto.
Per finire merita attenzione la dichiarazione del senatore Luigi Zanda, capogruppo del Pd al Senato, che alle precedenti primarie fra Bersani e Renzi, aveva votato per Bersani. Ha detto Zanda (e speriamo che l’abbia letto anche Cuperlo): ”Renzi è stato eletto. E ritengo che sia dovere di tutti noi essere leali con il segretario”.
Cosa quasi mai avvenuta all’interno del Pd.

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