Moretti deve dimettersi dalle Ferrovie? Chiedetelo ai pendolari
Davvero vergognosa la vicenda innescata da Mauro Moretti, l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, che difronte alla decisione del premier Renzi di tagliare gli stipendi dei manager pubblici (in modo che non guadagnino più del presidente della Repubblica) ha dato in escandescenze sostenendo che se qualcuno si azzarda a tagliare il suo stipendio da 873.000 euro l’anno lui è pronto ad andarsene all’estero.
Una vicenda che si trascina da un paio di giorni e che ha visto scendere o ridiscendere in campo vari personaggi: Renzi che ha ribadito la sua intenzione di andare avanti nel suo progetto di tagli; il ministro dei trasporti Lupi che ha praticamente dimissionato il suo dipendente Moretti dicendo che se se ne vuole andare se ne vada pure; Diego Della Valle patron della moda ma anche di “Italo” (società concorrente di Trenitalia) che ha detto che se Moretti avesse un po’ di dignità dovrebbe lasciare; i sindacalisti Bonanni (Cisl) e Camusso (Cgil) che sono sembrati molto comprensivi (Bonanni ha detto addirittura che Moretti deve avere più pazienza ma che il momento è grave) con l’ex compagno sindacalista (Moretti è stato segretario nazionale Cgil del settore Trasporti).
Ci sono state varie altre prese di posizione in favore dell’ad di Ferrovie (tra queste quella incredibile di Pierferdinando Casini) per (dicono) l’ottimo lavoro svolto in questi anni da Moretti e i conseguenti risultati.
Ed è su questo punto (quello dei risultati) che vorrei focalizzare l’attenzione. Perché appunto, uno degli argomenti addotti da Moretti in difesa del suo stratosferico stipendio, è proprio quello del risultati raggiunti durante la sua gestione: cioè di aver riportato in attivo l’azienda (numeri variabili, non si sa di quanto di preciso) rispetto alla gestione precedente.
Ora dico è mai possibile vantarsi di aver riportato in attivo un’azienda che ogni giorno provoca drammatici disagi a centinaia di migliaia di persone? Perché cari signori una cosa sono i treni ad alta velocità (che tra l’altro fanno concorrenza ad Alitalia) presi da pochi privilegiati che si possono permettere la tratta Milano-Bologna-Firenze-Roma, un’altra sono i milioni di pendolari che ogni mattina devono prendere il loro trenino per andare a guadagnarsi da vivere.
Avete mai provato a prendere un treno dei pendolari? Provateci e misuratevi poi la pressione. Un treno, come ho già scritto tante altre volte, brutto, sporco e cattivo, che non si sa se parte e se parte con quanto ritardo, non si sa quanto tempo ci metterà a coprire la tratta, a che ora arriverà a destinazione; treni che provocano ansia, treni dove non si sa mai se i bagni funzionano, se il riscaldamento funziona, se funziona l’impianto di condizionamento. Treni e servizi che sembrano usciti dalle rimesse delle Ferrovie dello Stato del 1920.
Dico, ci si può vantare di aver riportato in attivo un’azienda disastrata come questa? L’illuminato governatore della Toscana Enrico Rossi l’anno scorso tra le tante scoperte (la più clamorosa quella che a Prato ci sono migliaia di cinesi clandestini che lavorano in condizioni di schiavitù) ha verificato di persona che i treni regionali non funzionano. E ha deciso di arrabbiarsi con l’amministratore delegato Moretti. Con quale risultato? Che i treni dei pendolari continuano, anche in Toscana, ad essere uno degli esempi più clamorosi delle vergogne di questa nostra Repubblica.
Il premier Renzi pur ribadendo il concetto dei tagli nei confronti dei manager pubblici, oltre ad un deciso “Capirà”non ha speso altre parole nei confronti dell’ad delle ferrovie Moretti, molto ma molto legato al Pd. Ma sono convinto che se Renzi per andare a Roma (dove ora deve andare spesso) dovesse partire da Lucca invece che dalla sua adorata Firenze l’avrebbe già cacciato da tempo. Senza stare a guardare troppo i mirabolanti risultati (secondo alcuni sostenitori) ottenuti dal bilioso ad.
