Grillo, un uomo che non rispetta nessuno, destinato al fallimento
“Ma com’è possibile secondo te che Grillo nel giro di pochi giorni sia passato proprio tra i suoi dagli altari alla polvere?”. Domanda del solito amico che insiste: “Possibile che venga contestato in questa maniera? E’ vero, avrà perso anche tre milioni di voti alle elezioni, ma il M5S è pur sempre il secondo partito”.
L’amico, forse grillino nell’animo e, immagino, anche nel segreto della cabina, sembra non darsi pace: “Dicono che abbia sbagliato l’ultima settimana di campagna elettorale, dicono che sia stato troppo aggressivo, dicono che ha spaventato la gente… Ma Grillo, come sa chi lo segue, è sempre stato così. Non c’era da meravigliarsi. E quindi c’è veramente da rimanere stupiti dal fatto che ora venga accusato di questo”.
Domande legittime di un grillino deluso e che assiste attonito a tutte le polemiche che riguardano il gurucomico dopo l’approccio a Bruxelles con Nigel Fanage, il leader dell’Ukip sospettato di essere contro l’Europa, contro gli immigrati e omofobo. Polemiche che ancora non si sa dove porteranno il movimento pentastellato.
L’amico mi ha chiesto un parere e allora devo dire che non credo che la sconfitta clamorosa del M5S (addirittura doppiato dal Pd di Renzi) possa essere maturata nell’ultima settimana di campagna elettorale, quando Grillo auspicava perfino la vivisezione di Dudù, il cagnolino di Berlusconi.
E non credo neppure che le polemiche su Grillo siano state innescate dal suo incontro con Farage. Credo che la crisi che sta attraversando ora il M5S e la messa in discussione dei leader Grillo e Casaleggio, abbiano origini più lontane.
Lontane, anzi vicine, perché tutto, secondo me, è cominciato un annetto fa, subito dopo le elezioni politiche. Perché i primi voti Grillo ha cominciato a perderli dopo l’incontro trasmesso in streaming con l’allora segretario del Pd Bersani.
In quell’incontro il paziente Bersani, alla ricerca di una possibile intesa coi grillini per formare un governo, venne umiliato e sbeffeggiato da Grillo e dai suoi, fra i quali si distinse la “cittadina” Roberta Lombardi. Il trattamento inferto a Bersani da parte dei grillini allora trionfatori non piacque per niente a tanti elettori del Pd che, per far uscire dall’immobilismo il partito che avevano sempre votato, si erano riversati in libera uscita verso i 5 Stelle.
Prima regola: rispettare sempre l’avversario. Ma Grillo non rispettò Bersani e questo, secondo me, è stato il suo primo grande errore.
Grillo ha poi continuato a imperversare con i suoi berci, le sue invettive, i suoi insulti verso tutto e verso tutti compreso l’anziano capo dello Stato Napolitano, che, secondo milioni di italiani, è invece un benemerito della patria per aver accettato, nonostante l’età e pur non avendone per niente voglia, un secondo mandato affidatogli da tutti i partiti per aiutare l’Italia in un momento drammatico della sua storia.
No, Grillo anche in questo caso non ha avuto rispetto per l’istituzione più alta del Paese, così come per tante altre istituzioni.
Così come non ha avuto rispetto per il nuovo arrivato sulla scena politica nazionale, il rampantissimo Matteo Renzi, l’uomo che di lì a pochi mesi lo avrebbe messo nei guai. L’appellativo più gentile con cui Grillo nominava Renzi è stato per mesi quello di “ebetino”. Ora l’ebetino, che nel giro di pochi mesi è passato dalla poltrona di sindaco di Firenze a segretario del Pd e poi a presidente del Consiglio, ha portato il Pd al 40% di voti, una vittoria storica, ed ha bloccato il M5S al 21%.
Anche Renzi aveva da fare delle proposte a Grillo, ma il gurucomico manco voleva incontrarlo. Chiuso nella sua torre d’avorio non voleva parlargli. E’ stato costretto a farlo dai militanti del movimento attraverso una votazione in rete.
Grillo andò da Renzi (anche questo incontro trasmesso in streaming) e, aggredendolo verbalmente, con un’arroganza assoluta, non lo fece neppure parlare. Scontentando molti dei suoi che l’avevano mandato a quell’incontro e tanti altri elettori del Pd simpatizzanti. E anche in questo caso Grillo non ebbe rispetto: né per l’avversario politico né per i suoi che l’avevano mandato a sentire le proposte che aveva da presentare Renzi.
Aggiungete a tutto questo la mancanza di rispetto che Grillo ha sempre dimostrato verso quei grillini che hanno osato mettersi timidamente di traverso (il più delle volte espulsi) o perfino contro chi gli chiedeva di darsi una calmata e un po’ di autocritica (come il sindaco di Modena Pizzarotti, il “Capitan Pizza”, più volte sbeffeggiato dal generale Grillo).
No, Grillo non ha perso le elezioni per aver condotto male l’ultima settimana di campagna elettorale, non è sulla graticola per l’incontro con Farage. Grillo è in discussione perché forse ha già fatto il suo tempo alla guida del M5S.
