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Camusso contro Renzi: così la Cgil difende gli sprechi della Rai e insiste per lo sciopero

Le vicende di questi giorni legate alla Rai sono davvero emblematiche di quanto inquietanti possano essere i comportamenti di certi personaggi che da anni e anni sono in posti chiave del nostro Paese e che di continuo riempiono con le loro facce telegiornali e giornali.

Riassumiamo in poche parole la vicenda Rai: il governo presieduto da Matteo Renzi, in ossequio alla spending review che tocca tutti i settori della pubblica amministrazione, chiede alla Rai, servizio pubblico, un taglio di 150 milioni di euro. E fin qui non ci sarebbe nulla di strano se si pensa da quanti anni milioni di italiani sostengono che la Rai, coi suoi quasi tredicimila dipendenti, è solo un’azienda mangia soldi, un’azienda dove gli enormi sprechi sono sotto gli occhi di tutti, un’azienda che invece di produrre in casa (dove in mezzo a tanti nullafacenti ci sono anche tante bellissime professionalità), un’azienda che strapaga star e starlette (sia maschili che femminili) non si sa bene in base a quali parametri, che butta via milionate di euro in ospitate che spesso non hanno nulla né di culturale, né di spettacolare, né di socialmente utile.

Un’azienda, stracolma di raccomandati di tutti i partiti, per tenere in piedi la quale il governo è costretto tutti gli anni a chiedere agli italiani un’esosa tassa che si chiama canone. Una tassa, pensate un po’, che è diventata addirittura di possesso, tassa sul possesso di un televisore. Di modo che devono pagare il canone anche quelli che non solo non guardano la Rai ma che tengono il televisore spento per sei mesi l’anno, o anche chi vuole utilizzare il televisore solo come un oggetto di arredamento. Si deve pagare il canone anche per tutti quegli spezzoni di vergognose repliche che la Rai ammannisce ai suoi abbonati da giugno in poi per tutta l’estate.

Detto questo e detto anche che se la Rai fa tutto questo non è certo colpa dei dipendenti ma di un sistema politico che ha usato la Rai per il consenso da diffondere nell’etere e come serbatoio di voti, cosa può esserci di ingiusto a chiedere anche alla Rai un piccolo aiuto per uscire dalla crisi? Secondo me niente.

Niente secondo me. Ma non secondo i sindacalisti Camusso, Bonanni e Angeletti, leader di Cgil, Cisl, Uil, che difronte alla richiesta di tagli evocata dal governo, hanno immediatamente proclamato uno sciopero della Rai per l’11 giugno. Un giorno senza Rai che certamente farebbe felice Mediaset e la rampantissima La7 ma non gli abbonati e i fedelissimi della Rai. E neppure gli inserzionisti.

Che cosa hanno addotto i sindacalisti per proclamare lo sciopero, visto che oltretutto nessuno del governo almeno al momento ha parlato di pericolo per i posti di lavoro dei dipendenti Rai? La Camusso ha detto che con quel taglio richiesto Renzi favorirebbe la concorrenza (un’accusa risibile ma, secondo me, anche sottilmente perfida tesa a evocare l’accordo Berlusconi – Renzi per le grandi riforme). Insomma tutti pronti sindacati e sindacalisti non a immolarsi per Danzica ma più prosaicamente per i vituperati sprechi fatti dalla Rai.

Un paio di giorni dopo la proclamazione dello sciopero il leader della Cisl Bonanni si è sfilato, si è dissociato dalla decisione dello sciopero spaccando l’unità sindacale. Anche l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti della Rai, sembra pronto a non scioperare. Mentre il Garante delle telecomunicazioni ha dichiarato illegittima l’agitazione in programma perché  non rispetta “l’intervallo di dieci giorni tra due scioperi sullo stesso settore, considerato lo sciopero del sindacato Usb previsto per il 19 giugno e precedentemente comunicato”.

Cgil e Uil respingono l’interpretazione del Garante e vanno avanti con lo sciopero proclamato. Il saggio (in questo caso) Bonanni dice invece: “La decisione del Garante è l’occasione per riflettere sull’opportunità di bloccare la Rai con uno sciopero. Non dobbiamo trasformare questa vertenza in un inutile braccio di ferro dal sapore politico con il governo”.

“Inutile braccio di ferro dal sapore politico con il governo”? Che cosa vuol dire? Cosa significano queste parole? Vuoi vedere allora che lo sciopero potrebbe anche essere stato proclamato, non per salvaguardare la Rai, ma per i pessimi rapporti che da tempo intercorrono fra Matteo Renzi (che ha detto stop alla insopportabile e improduttiva concertazione coi sindacati) e la gentile signora Camusso? Vuoi vedere che lo sciopero della Rai potrebbe essere la rivalsa della gentile signora Camusso nei confronti del Premier? Spero che non sia così. Spero che nessuno voglia difendere gli sprechi di mamma Rai per fare un dispetto a Renzi. Sono proprio curioso di vedere come andrà a finire questa vicenda e di come ne uscirà la Cgil.   

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