Votazioni in tilt a Sanremo: altro specchio dell’Italia cialtrona
Ascolti altissimi e farneticazioni varie distribuite da Celentano (alla modica cifra di 350mila euro; gli altri 350mila arriveranno con la seconda "apparizione"). Ma non sono questi gli aspetti che più mi interessano della prima serata del festival di Sanremo che ha preso il via ieri sera sul mitico palcoscenico dell'Ariston.
Quello che fa davvero male sottolineare è la pessima figura che ancora una volta l'Italia (seppur festivaliera) ha fatto nel mondo intero.
Canta l'intrepida Dolcenera e la felice giuria demoscopica (trecento giovani e meno giovani, forti e meno forti, provenienti da tutta Italia, si dice) piazzata nella galleria del teatro vota beatamente coi telecomandi messi a disposizione. Tutto ok.
Canta, come secondo artista in gara, Samuele Bersani e la felice giuria demoscopica si accorge che il meccanismo di votazione è andato in tilt. Panico e sgomento. Il voto elettronico non funziona, tutto bloccato, è saltata la centralina predisposta a contabilizzare i voti che al termine della prima serata dovrebbero escludere due delle quattordici canzoni presentate.
La gara, immaginiamo fra lo sgomento di Morandi, Papaleo e tutta la dirigenza Rai spiegata davanti e dietro le telecamere, va avanti.
Nell'impossibilità di ripare il terribile guasto tecnico la giuria demoscopica, un po' meno felice, viene dotata dell'antica attrezzatura per votare: carta e penna.
E tutto va avanti fino alla fine della serata. Quando Morandi, poveretto, è costrettto a presentarsi alla ribalta e annunciare che visto il guasto tecnico, per evitare discussioni e polemiche, Rai e organizzazione del festival hanno deciso di modificare il regolamento, non considerare valide neppure le votazioni fatte dalla giuria con carta e penna e di non eliminare, per la prima serata, nessuna delle canzoni in gara. Se ne riparla stasera quando saranno eliminate quattro canzoni.
Ma i giurati demoscopici non ci stanno: sono stati chiamati per votare, hanno votato e vogliono vedere rispettato il loro giudizio. E quindi urli, fischi e gazzarra varia accompagnano dalla galleria il gran finale della prima serata.
La Rai ha fatto davvero una brutta figura davanti a milioni e milioni di telespettatori sparsi per il mondo. Ma dove vogliamo andare se non siamo capaci neppure di far funzionare una votazione telematica?
Il guasto tecnico andato in onda ieri sera a Sanremo è un altro dei tanti esempi di come vanno le cose in Italia. Un altro dei tanti specchi dell'Italia cialtrona, dell'Italia che non funziona. Nevica e qualche treno carico di gente resta fermo per ore e ore in mezzo alle campagne senza luce e senza riscaldamento, senza che nessuno intervenga. Nevica e alcuni paesi rimangono isolati per giorni e giorni abbandonati a se stessi, nevica un po' e si blocca il traffico aereo, le autostrade vanno in tilt.
Funziona, si fa per dire (quasi) tutto così: le parole emergenza e prevenzione non esistono nel vocabolario di politici, amministratori e organizzatori. E così vai a votare a Sanremo e il computer va in tilt. Ma non erano state fatte delle prove prima? Ma non c'era un meccanismo di salvataggio? Non c'era un sistema-paracadute in caso di guasto? Signori, questa è l'Italia che ieri sera si è presentata in mondovisione.
E meno male che il premier Monti ha detto no alla candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2020. Immaginate un po': c'è qualche stadio che sta aspettando ancora di essere rifinito dai tempi dei mondiali di calcio di Italia '90.
