D’Alema come Comunardo Niccolai, quanti autogol
Genio e simpatia. Sono le due qualità che mi sono venute in mente assistendo all’intervista che Massimo D’Alema ha rilasciato ieri sera a Lilli Gruber su La7.
Della dote di trasmettere simpatia da parte di quel simpaticone di D’Alema si è sempre saputo: fin dai tempi remoti in cui guidava manifestazioni studentesche in quel di Pisa o quando era segretario della federazione giovanile comunista. Una dote che si è via via affinata in tutti questi anni che l’hanno visto protagonista di primo piano della politica italiana.
Ai più quindi saranno sembrate davvero abituali le frecciate al vetriolo che quello che una volta veniva indicato devotamente come lìder Maximo ha scagliato contro Matteo Renzi i quale, oltre ad essere il segretario del suo partito, il Pd appunto, è anche il premier dell’attuale governo.
Frecciate che, simpaticamente, si sono susseguite per tutte l’intervista, condotta un po’ troppo blandamente dalla (quasi sempre) bravissima Gruber e che hanno raggiunto la vetta nel passaggio “Tra Renzi e Berlusconi non saprei di chi fidarmi”. Il che, detto da D’Alema, non mi è sembrato davvero il massimo nei riguardi di uno che è riuscito a portare ad un successo clamoroso il partito in cui militi.
Che D’Alema sia un genio (o che perlomeno abbia sempre aspirato ad esserlo) si è sempre saputo fin da quando da ragazzino si scriveva i discorsi da solo. Dote dimostrata in più occasioni in tutti questi anni di politica molto attiva, e ribadita anche ieri sera davanti alle domande della Gruber e di Beppe Severgnini, alle quali replicava sempre con una sicurezza e una sicumera che non ammettevano repliche. Beato D’Alema che è sempre così sicuro di sé, delle sue idee, delle sue posizioni, delle sue scelte, delle sue decisioni, delle sue amicizie, delle sue inimicizie, dei suoi risultati, dei suoi successi.
Però, se devo dire la verità, queste doti sfoderate da D’Alema anche ieri sera, non mi hanno impressionato granché, dal momento che già erano note da tempo.
Quello che invece mi ha davvero impressionato in quell’oretta di chiacchiere in diretta tv è stata la sua, chiamiamola così, lectio magistralis impartita all’inclita platea e soprattutto a Matteo Renzi su come si dovrebbe comportare il segretario di un partito e il premier di un governo. Ha parlato, D’Alema, sui ruoli di destra e sinistra e su come dovrebbe presentarsi il prossimo panorama politico, su quali dovrebbero essere i rapporti di un buon segretario di partito nei confronti della minoranza interna, nei confronti dei sindacati, nei confronti degli avversari e degli alleati.
Ma soprattutto D’Alema, con la certezza di sempre, ha tenuto molto ad indicare al premier Renzi alcune ricette per far uscire presto e bene gli italiani e l’Italia dalla crisi.
Ma come, mi sono detto: Massimo D’Alema che, se ho letto correttamente, è in parlamento del 1987 (passato remoto, presidente della Camera Nilde Iotti, presidente del Senato Spadolini) che è stato segretario dei giovani comunisti e poi segretario del Pds e poi dei Ds e poi ancora presidente del consiglio e ancora più volte ministro, esponente di primissimo piano di una sinistra uscita spesso perdente nelle competizioni elettorali, una sinistra che, per sua insipienza e divisioni, è riuscita a consegnare il Paese per dieci anni a Berlusconi e al suo berlusconismo, che in definitiva ha contribuito a portare l’Italia dove si trova ora, ecco, adesso D’Alema viene a dirci come si fa a governare bene e ad uscire dalla crisi?
No, non posso credere che il simpatico D’Alema si sia lasciato andare a tutto questo. Un po’ di autocritica mai, vero? No, non è né da geni né da simpaticoni. Devo dire comunque che ascoltare i consigli di D’Alema sul buongoverno mi ha davvero divertito. Come se avessi assistito ad una conferenza del mitico Comunardo Niccolai, ruvido difensore di tanti anni fa, famosissimo per buttare spesso il pallone dentro la propria porta, sul valore etico dell’autogol.
E alla fine mi sono chiesto: D’Alema ieri sera, con tutte le sue simpatiche considerazioni, quanti voti avrà fatto guadagnare a Renzi? Secondo me tanti.
